sabato 19 novembre 2022

 E INVECE SONO FRAGILE.

In questo buio che incombe,

che ha cacciato il sole oltre l'orizzonte,

ho smarrito la mappa per tornare

e mi perdo nell'arabesco 

di strade sconosciute.

Cerco il fuoco con affanno, 

lo spazio certo dei miei antichi luoghi,

un silenzio che mi protegga ancora.

Trionfa invece l'inganno del tempo,

il vuoto di ogni cosa,

l'idea dell'inutilità 

di coltivare la speranza.


Il gomitolo dei pensieri diventa

inestricabile

pesante

doloroso,

mentre l'ombra di cui, bambino, 

non temevo la presenza

oggi mi sovrasta irriverente

e sebbene ne conosca la vacuità

mi rende impaurito.


Ma voglio tentare ancora.

Lasciatemi stare 

nel mio angolo,

qui dove nessuno vede,

sotto il mesto tremolio

di un cielo ignoto,

ch'io provi a vivere

e sorridere di nuovo.

Della vita, ho imparato,

 si paga il conto da soli.

lunedì 5 settembre 2022

 Tu non sai bambina

la meraviglia

della tua mano che cresce 

sicura nella mia

giorno dopo giorno,

l'incanto dei tuoi giochi spiati,

delle tue corse leggere,

del tuo sorriso liquido,

delle ore passate insieme.

Non conosci l'inganno degli anni

per te leggeri

e per me grevi e insuperabili 

nè il tremore che provo

nelle tue paure e nel tuo pianto.

Come un gabbiano leggero

sostieni la mia vita,

intuisco i sogni 

che attraversano il tuo sguardo 

limpido e innocente,

le tue piccole speranze,

la fiducia che in me riponi.

Ma son io invece che ho bisogno, 

io che non vedrò la fine, 

io che mi struggo

nella tuo ignaro arcobaleno

riposto nel futuro.

Chissà se mai ricorderai 

la mia fragilità, la mia debolezza

ed il mio supremo amore...

(M.C.)

domenica 12 giugno 2022

SICILIA


Schiuma tempestosa e scintillante
ti fé nascere dai turbini 
del mare antico,
greco di calura immota,
e prora ardita ti fecondò
che ancor disegna l'onde
tra i lidi d'Africa e Tirreno.
Dal golfo argenteo di Venere
trai forza e bellezza
e vento e fuoco 
scolpiscono il tuo incanto
di profumi  avvolta 
come dea di fianchi generosi.
Promessa di olio e vigne
e messi occhieggianti
il pomeriggio di cicale,
t'ergi solenne 
all'orizzonte vaporoso
dei vulcani 
e rinnovi il mito del dio fenicio
che vergine ti volle
perla e stella
nel mare prodigioso.
Nè i giorni nostri
feriscono la tua fierezza
nobile di antica stirpe,
e rinnovi di Odisseo le favole,
immobile nell'eterno specchio
del tuo essere immortale.

venerdì 20 maggio 2022

 Il vento stanotte 

occhiaggiava tra le stelle, 

ed il dialogo sommesso con il bosco, circondato dal mistero scintillante, 

è entrato sin nella mia camera.

Ho sentito sul cuscino l'ardore 

del suo racconto,

la suadente promessa ingannatrice

del suo mito circonfuso, 

quasi una fiaba antica

o una fiammella tremula

che rischiara il buio incerto

che la circonda.

Improvvise le persiane 

hanno filtrato i raggi 

della luna impudica 

ed un arabesco amoroso

ha circuito il corpo

dormiente

di lei, col suo respiro tiepido,

la sua fronte percorsa

forse da impetuosi sogni,

un lieve moto delle palpebre,

la certezza della vita quieta,

condivisa nel mormorio dei giorni.

domenica 17 aprile 2022

 La pelle ricopre 

i mucchi di cenere della mia coscienza,

fragile involucro

di un dolore

che giorno dopo giorno

cresce

in qualche parte 

qui dentro

a cui non so dare

un nome

una destinazione

un indirizzo.

Come bianche ossa nascoste, 

sotto quella cenere

c'è la mia paura,

gracile e debole

la speranza,

fioca nella luce del mattino,

grigia e sfuggente alla sera.

La notte non porta la pace

ma ancora orride ombre

e pare allontanarsi

col vento impetuoso dei giorni 

quel sogno a cui sono cresciuto

bambino

di pace, di giochi, 

di mani sicure,

di eterni mattini.

Se strappo quel cielo

che padre mi custodiva

non vedo più i prati di stelle

nè limpide costellazioni 

ma solo un pozzo 

di timore

repulsione

raccapriccio.

La guerra si sconta

mestamente

nella voragine delle lacrime.

lunedì 4 aprile 2022

IL VILLAGGIO.


Emergono nella nostra coscienza

con le loro orbite spente.

Vuoti occhi, 

come neri corvi gracchianti,

ci fissano increduli 

vestiti dalla lesta polvere

che ne copre l'irreale immobilità.

Cappelli e giacche qualunque,

una bicicletta,

una scarpa appesa 

alla staccionata dell'orto,

una borsa con pane ed un cavolo

razziati dai cani,

un cratere scuro di pietre e rottami, 

la porta aperta con una carta 

tenue sui muri.

Sulla guerra non splende 

il sole, 

nè il sereno incoraggia

chi sorge dalle case scoperchiate,

fumo e  olezzo di morte occhieggiano,

trionfanti e banali, dalle macerie 

smembrate.

Solo vento e neve custodiscono

il vuoto paesaggio.

lunedì 14 marzo 2022

AVRÒ CURA DI TE.

 AVRÒ CURA DI TE.

Cuore mio

accompagnami lontano dai muri

occhieggianti,

dal nero odore del fumo,

e ci terremo la mano.

Bene mio,

dobbiamo andare via

dal mare di pietre e dalle certezze

dove fu la nostra bella casa,

dove chiara e semplice 

nel sole del mattino 

splendeva la nostra giovane passione.

Non conosciamo il luogo 

nè quando riposeremo,

ci copriremo con la tenue coperta

del nostro coraggio,

ma assieme.

La strada è un calvario

di lance punture

e denti digrignanti,

schiocchi improvvisi

e lampi e corpi senza più luce.

Volta la schiena al dolore

mio amato 

non abbiamo che lacrime,

per il nostro vecchio giardino,

per il tetto bruciato

per i fiori gentili

e le foglie gialle d'autunno,

per il futuro strappato,

per l'idea della pace

sventrata da una baionetta.

Anima mia 

non guardare indietro,

possiamo attraversare l'orizzonte,

costruire con chiodi e legno buono

un'altra vita

ed un'altra speranza.

Dammi la mano ancora,

mio innamorato.

(M.C. 14.3.22)

giovedì 10 marzo 2022

 IO VI DICHIARO PACE.

Non mi convincerete mai 

che un pugno vale più 

di una mano aperta.

Cucirò un vestito coi fazzoletti

della vostra rabbia

e lo affiderò al mare perché

lo porti via.

Sarò capace di piantare frutti

e bacche rosse come il tramonto

e semi minuscoli e grandi

custoditi dalla terra

e un giardino di fiori

dai colori di questo nuovo giorno.

Imparerò la lingua di ogni luogo

perché nessuno possa essermi nemico

e respirerò le vostre armi

per trasformarle in miele.

Nascerà sulle trincee

un ponte

ampio bello e maestoso

per accogliere tutti nella nuova terra

prima ancora che l'armistizio 

venga dichiarato

con campi e case e tetti 

per la nuova umanità.

Con fili e spago legherò 

i nostri abbracci

all'albero più alto

perchè il vento non li strappi via.

Saranno nuvole e

cielo ardente,

carezze sulle ferite,

paracadute di fraternità

foglie per una foresta nuova.

Vi dichiaro la pace

e sarà irresistibile.

mercoledì 2 marzo 2022

INVERNO DELLA GUERRA

 INVERNO.

Sopraffatta dalla violenza bruta 

e inutile 

e insensata 

la ragione tace smarrita, 

orfana e senza più casa. 

La parola non sale più alle labbra,                        confusa nelle lacrime,

il cuore arresta il suo battito

il sorriso di un tempo

giace dimenticato

in un ricordo che pare

lontano

inverosimile

incredulo.

Occhi interroganti scrutano

la nostra coscienza

sguardi vuoti smembrano 

le nostre antiche sicurezze,

un tempo sospeso 

grava sul nostro spirito.

E ancora le branche scure 

di un futuro incerto

paiono inseguirci,

non darci tregua,

nascondere un orizzonte 

dove è sempre tramonto

e mai alba.

Rimane la consolazione  

del sostenersi reciproco 

le mani tra noi strette

il più forte a sorreggere

il più fragile

la speranza che la pace

arrivi

che non sia un simulacro vuoto

ma nuova vita

futura vita

nuovo ridere

nuovo abbracciarsi

nuove lacrime

un sole nuovo.

M.C.

giovedì 10 febbraio 2022

 Non riesco a smuovere il tuo cuore, 

a portarlo in un campo di fragole

a farlo camminare 

con passi leggeri

nei campi del cielo.

A farlo accarezzare

dal vento di primavera.

Eppure abbiamo un giardino comune

di cui abbiamo entrambi

la chiave.

Ma io me ne scordo

e lascio il cancello sempre aperto

perche tu possa entrare

senza fatica 

e raccoglierne i fiori.

Il sentimento è un sorriso colorato

come quelle primule e quelle viole 

che non lasciano i petali alla terra

ma col loro splendore sostengono le nuvole.

Se hai gli occhi leggeri

li ho anch'io 

se in essi scende la sera

anche i miei si oscurano.

Qui c'è una mano 

che si tende

che non chiude mai 

il cancello

forse perchè non è vero

che si dimentica

ma perché vuole alleviare la fatica

dell'aprirlo.

giovedì 20 gennaio 2022

 Quando non ci sarò più 

tutto tornerà a casa.

Il respiro si farà aria 

impalpabile e fine,

il sangue  conoscerà l'acqua

sorella d'ogni cosa,

la carne sarà terra feconda

per altri nutrimenti,

la mente occhieggerà nel fuoco

indistruttibile.

E lo spirito

dimorerà nel vuoto

dove nulla è forma.

Nè coscienza,

nè estinzione

nè percezione

nè amore

nè non amore.

Nè morte, realizzazione

o paura. 

Viaggio nel vuoto,

accettazione finalmente

dell"immobilità.


 Perché hai chiuso il tuo cuore

dietro un cancello?

Non senti il vento che spazza

le favole dal cielo

e spalanca un nuovo tremolio

sfavillante?

Non vedi quell'ombra leggera

che custodisce la luce limpida

del primo mattino?

Le foglie cadendo spezzano

il silenzio,

fili di verde smeraldino 

occhieggiano nel prato,

la rugiada li riveste di ghiaccio

cristallino.

Hai le chiavi di quel cancello,

sono nelle tue tasche,

invitale ad aprirlo,

rompi la gabbia del cuore.

Non hai che questa vita:

stropicciala, 

suona la sua campana, 

nel lento cammino sorridile.

lunedì 3 gennaio 2022

 INVERNO.

I sogni crepitano in alto

oltre le cime intuite dei monti

nel mistero notturno dei boschi

tra le fronde ossute come dita di morti,

nell'erba rada d'inverno 

che rivela e disegna la forma del vento.

È la luna che bagna d'argento 

ogni cosa 

è la brina che veste sentieri e tracce recenti

è il richiamo dei voli notturni 

il frusciare sommesso sotto le foglie

un abbaiare lontano,

un tronco che schiocca ferito dal gelo

che custodisce i miei passi.

La promessa dell'alba è lontana

le favole ancora interrogano 

il silenzio

c'è ancora tempo per vivere

quel crepitio, 

quell'ardente bellezza

quel campo infinito 

di tremuli chimere che mi sovrasta.

mercoledì 15 dicembre 2021

 Stanotte ho raccolto

le tremolanti illusioni 

sparse nel cielo.

Bastonato eppur 

mercoledì 20 ottobre 2021

 RAGAZZO NERO.

C'è il tremore

della vita oltraggiata

orme sulla sabbia

di chi sorpreso

ha ingoiato il mare

il grido dal fondo 

che non arriva in superficie

rotaie di dolore

unghie e spine d'istrice

sole e luce mancata,

la pagella cucita nella giacca.

Ma dite a mamma che ce l'ho fatta.


Ci sono urla chiuse nel cuore 

lacrime e paura 

tasche con la mia terra

l'odio dei miei simili

perchè, in nome di Dio perché,

solitudine di bambino

i miei canti del villaggio

quando abbracciavo 

la speranza.

C'è la notte buia

l'abisso freddo e gelido

nessuna carezza dal cielo

schiaffi di vento,

non so nuotare.


Ho spedito una lettera verso il futuro, 

perchè un giorno

io sono stato.

Ma dite alla mia mamma 

che ce l'ho fatta.

M.C.

 Nel labirinto della sera

bosco di betulle

foglie

terra umida

buio che sale

dal profondo.

Il lume

della  finestra lontana

confonde le stelle

crepitio di rami

caprioli sul prato

comignolo e fumo

odore di casa.

La montagna rivela

la forma del vento.

giovedì 5 agosto 2021

LA PORTA

 Il bosco ha una porta,

attraversala

a piedi nudi.

Il bosco ha parole 

da imparare di nuovo,

usa l'umiltà 

che solo i bambini conoscono.

C'è un linguaggio dell'anima 

ignoto persino a te stesso

eppure l'erba lucida del mattino

risponde

e rispondono i rami

e le ragnatele violate,

e il saluto dell'acqua è chiaro 

come un sole nuovo.

Inchinati al vento,

ascolta,

è un maestro.

Appoggiati al tronco,

tuo padre è il muschio,

corteccia con formiche pazienti

ombra e preghiera.

Tua madre è la terra

nutrita da ciclo perpetuo

dei semi dei tralci e le foglie.

Sei il fango, la felce e la pioggia,

sei l'impronta del lupo.

Il bosco ha una porta,

attraversala col cuore.

sabato 5 giugno 2021

SARDEGNA

 Il tuo profumo 

è una promessa d'infanzia,

quando celata dall'orizzonte

tremulo della calura

appari d'un tratto 

sulla prua,

orgogliosa del  mare.

Mandorli e querce

circondano i tuoi fianchi,

madre generosa e lontana

dei miei anni antichi.

Sacre argille, crete e terra profumata,

diamante nascosto di bellezza,

il tuo respiro benedice

i miei occhi, 

la tua quieta presenza

accompagna il mio viaggio.

Dolcezza d'uva e di fichi

m'è il tuo ricordo,

quando il partire

era un pianto taciuto,

un singhiozzo del cuore,

un amore lasciato incompiuto.

Padre

racchiudi ancora 

nella mia mano

la carezza del vento,

la favola di un tempo immobile,

il silenzio che ci parlava

sdraiato sulla collina,

il mistero del canto sommesso,

la pietra, la schiuma,

l'azzurro.

IL MARE.

 Il vento che disegna le piante,

che scolpisce di una dolcezza nuova

i prati e le foreste,

reca la certa presenza del mare

laggiù, oltre la linea tremula,

e muri roventi nel sole

con rosmarini e lucertole attente,

gemito di legno antico,

argento di ulivi.

Racconta le onde bianche di desiderio,

che toccano appena

 le ghiaie e custodiscono 

chele e conchiglie

strappate al profondo,

consunte di eterno riflusso

e gorgoglio.

Le nuvole parlano 

di terre morgane 

e pini evanescenti,

e mi perdo nelle promesse

 d'isole sbocciate nella corrente

 ed acque

solcate dal mito nuovo ed antico

di Venere,

nata stillante diamanti

e scisti di sale.

venerdì 21 maggio 2021

 ECCO LA PIOGGIA

dispersa dal vento

sul gelso centenario.

Un picchio scava con metodo

ignaro dell'acqua.

Se giro la testa intuisco

il bosco di là della nebbia

col suo respiro nuovo

che discende la collina,

mentre il racconto del tempo

si arresta nell'immagine presente

di turbini, foglie 

e odori.

Cortecce e  rami

rivestono il sentiero

che sale alle nubi

e l'abito fradicio gronda 

gemme sfavillanti,

scolpite

come gioielli antichi.

Profumo di mare sopra le creste

recato da un soffio più forte,

incanto di pigne,

grazia e respiro

di fratte e dirupi,

bianco del tufo riarso.

C'è quiete nella terra smossa

che sostiene le piante,

silenzio sospeso,

passi attenti,

odore di fumo

che indovino oltre le piante,

casa.

 Ti osservo a volte

compresa nel tuo gentile sguardo, 

gli occhi perduti

nel sogno delle nuvole

eteree del cielo,

dell'albe chiare

e dei tuoi infiniti giorni

e torno bambino anch'io,

in quelle ore assolate

di periferia,

anch'io incantato 

da quella meraviglia

della vita che scorreva lieve,

che prometteva

gioia, corse infinite,

una luce che non finisce mai.

E come la mia mano 

trovava la certezza

in quella di mio padre,

così ora la tua esile e fragile

la cerca nella mia.

A volte scorgo un'ombra di paura,

nel tuo volto il bisogno

di rifugio,

ma son io che lo trovo in te,

son io che vedo il vorticoso limite,

l'orizzonte che si chiude,

la stretta strada solitaria 

avvicinarsi nel suo confine ultimo.

Dammi allora e ancora

il lampo del tuo sogno,

la sicurezza del tuo incedere bambino,

adesso che le ore sono tenui

di crepuscolo e cose andate,

dammi la tua lieve giovinezza,

i tuoi sinceri occhi.

Perché in essi c'è ora il mio destino,

le poche cose che conosco,

ciò per cui ho vissuto

e che non è perduto.

martedì 13 aprile 2021

ALZATI E GUARDA.

 ALZATI E GUARDA.

Più alto dei tetti,

oltre il candore immoto 

delle nuvole,

più su,

nell'estremo limite

dove lo sguardo carezza

l'armonia,

più su

c'è un luogo verde

di muschio ed erba lieve.

Il vento delicato vi disegna

alberi e chiome, e lì 

pur nell'indeterminatezza

dello sguardo,

scorgi ombre familiari,

eteree e scintillanti

che corrono e giocano 

e rincorrono 

la luce.

Se guardi bene riconosci

la tua anima e quegli esseri 

che non ci sono più

 ma ben presenti

in te,

andati avanti

nel loro gioco mortale.

È una promessa lieve

di palpito e gioia, un soffio

di rinascita

un alito di vita 

che vuol tornare ancora e ancora

ad essere carne e pelo 

ed ossa e pelle

e sguardi irriverenti di chi

non ha mai chiesto,

e capriole 

e carezze desiderate e date.

È la ruota sincrona 

e perfetta

indifferente alle nostre

rapide stagioni

eterna e mai creata 

eppur certa e presente.

lunedì 8 febbraio 2021

 IO DICHIARO.

La poesia  è un'insurrezione. 

La mia fede in tutti i raccolti del futuro 

si afferma nel presente 

e dichiaro che la poesia è indistruttibile.

La poesia bombarda le coscienze, 

assedia il palazzo del potere,

è indomabile ed incomprimibile. 

Andrà mille volte in mille pezzi  

ma sempre sorgerà ad essere 

cristallo nuovo. 

Nacque con l'uomo

in un mattino di savane vaporose, 

o sotto un manto 

occhieggiante

di fuochi sincroni nel cielo. 

La poesia continuerà a cantare 

per l'uomo, 

a mettere bastoni nelle ruote 

delle certezze, 

a carezzare la rosa del nostro spirito.

Potente e insopprimibile 

ci servirà  silenzio e quiete,

giardini tropicali,

spuma e rombo di cascata.

Dichiaro che la poesia 

è il desiderio

di eternità infitto nel presente.

(M.C. 8 febbraio 2021)



lunedì 30 novembre 2020

 AMICA.

Attraverso ogni giorno 

il lago della tua inquietudine. Increspature ed onde 

rompono il riflesso del cielo 

ed un guizzo concentrico 

spesso turba le tue rive. 

Ma dalle canne arriva un fruscio,

un silenzio a volte 

sostiene la tua immagine, 

lo intuisco dalle parole scarne, 

dalle velate inquietudini, 

dal tuo sembiante 

che immagino quieto.

Vorrei calmare quelle acque,

amica,

restituire il sereno a quel cielo,

rompere il vento,

vedere di nuovo il lampo

tra le canne,

la pace di cui hai diritto.

domenica 20 settembre 2020

ISOLE

 Dalla finestra della casa nuova

dietro le colline solitarie

indovino l'azzurro 

e le onde inquiete

che scuotono il mare

al primo autunno.

È una chimera,

un sogno che corre rapido

sulle creste di schiuma,

che abbandona presto la terra,

un'illusione forse

di isole perdute,

di acque diafane,

di verde calura 

che mi accoglie naufrago

sulle sue spiagge.

Se volgo lo sguardo

il miraggio mette muscoli

e penne nuove,

non si rompe,

porta alle labbra 

nuovo sale 

ed il vento di giorni lontani.

Ed il sapore di un amore

antico

che sorge e rinasce come Venere

dallo sfavillio gocciolante

di quel silenzioso mondo primordiale.

lunedì 6 luglio 2020

IL GATTO.

Nascesti forse
da delicate mani di donna
nel palpitante
mare di Egeo,
figlio di Venere
e del suo golfo
costellato
di isole lontane,
incerte tra schiuma
e vele torreggianti.
O fu la foresta
umida di gocce
dell'Oriente profumato
che ti vide uscire,
fratello della Tigre,
e regalarci il tuo sguardo
profondo, indipendente
e mai sconfitto.
Servitù non ti appartiene,
conosci l'orgoglio dei classici,
la forza del cammino misurato,
libertà è la tua maestra,
non domo nel tracciare
i millenni che sino a noi
t'hanno portato.
Amore o indifferenza,
odio mai,
che tu comprendi e ignori,
beffardo,
quando sollevi il capo
e porgi il tuo muso
umido e fresco
a calmare la mia inquietudine.

domenica 5 luglio 2020

RONDINI

Volano allegre
come un vizio antico
sui sentieri leggeri
del fresco lucore
mattutino
a stormi radunandosi
nello splendore
dell'alba immacolata.
Sorte nel mistero
dell'Africa lontana
per sabbie e mari
e costellazioni squadernate
spinte dai venti amici
sostenendosi a vicenda
giunsero a noi.
I vecchi con i giovani
instancabili
nelle bufere equinoziali
come vele mitiche
di Grecia antica
e prezioso lino,
ci parlano
di forza e fedeltà,
dell'immane ruota
che le spinge avanti
sul mito
dell'eterna rinascita.
Partiranno
nelle brume basse delle valli
col sole stanco all'orizzonte
ad allietare
altri boschi, altre città,
a carezzare il cuore
di donne e uomini
nuovi.

IL POMODORO.


Giunto da lontane terre
rifletti in te
il rosso della lava
e dai vulcani
ardenti hai rubato
fuoco acqua
cenere e calore.
La spinta della terra
ti da esili fiori
e subitanei frutti,
e la carezza del vento
aspro di sale e rosmarino
regala il tuo colore
occhieggiante di splendore
nuovo.
È l'estate dei calanchi
e delle canne,
di argille bianche di calura
nel tremore dell'aria immota
mattutina
che ti porta a me,
tra le mani
benedette di fatica.
Sei nutrimento e gioia,
frutto del lavoro,
rosso il tuo cuore
palpitante,
promessa gentile e concreta
di Gaia,
 nostra madre generosa
che tutti ci sostiene.

venerdì 26 giugno 2020

SILENZIO

Il suono, come la parola,
ha bisogno del silenzio.
Il silenzio è abitato,
non semplice interruzione
nè perdita di contatto,
ma salire verso la luce
con nuove ali,
con piume diverse e smaglianti
sino ad accecarsi.
Silenzio è vivere
con cuore puro,
con la mente vuota,
è cogliere il fremito delle foglie,
la timidezza dell'erba  di primavera,
il racconto dell'acqua tra i sassi.
È la quiete difficile a farsi
perchè umile,
è una carezza data a se stessi,
condivisione e sguardo,
un tenue sfavillio degli occhi.
Eco di un pensiero
sommesso.

mercoledì 24 giugno 2020

LA POESIA

Che fu per me la poesia
se non universo palpitante,
sentieri di stelle,
vortice tremolante
nel buio costellato,
carezza,
soffio sulla pelle?
Gli occhi trapuntati
vennero a cercarmi,
ricamavano le lenzuola,
candide nel cielo affacciato
alla finestra notturna.
Il sogno respirava sul cuscino
ed io bambino affascinato
scioglievo le vele impazienti
al vento leggero,
sfavillante nel tremolio infinito.
Prati, vertigini di luce,
abissi spumeggianti,
fili di fosforo,
nuvole e piogge primordiali
si inseguivano nella mia mente
trafitta di stupore.
Si faceva l'alba
ma la poesia non se ne andava.
Un mistero
dolce come miele,
coi versi così difficilmente ricercati
e all'improvviso
squadernati  ai miei occhi
come un lampo estivo,
un grido taciuto,
una pelle nuova,
un nuovo incendio.