venerdì 21 maggio 2021

 Ti osservo a volte

compresa nel tuo gentile sguardo, 

gli occhi perduti

nel sogno delle nuvole

eteree del cielo,

dell'albe chiare

e dei tuoi infiniti giorni

e torno bambino anch'io,

in quelle ore assolate

di periferia,

anch'io incantato 

da quella meraviglia

della vita che scorreva lieve,

che prometteva

gioia, corse infinite,

una luce che non finisce mai.

E come la mia mano 

trovava la certezza

in quella di mio padre,

così ora la tua esile e fragile

la cerca nella mia.

A volte scorgo un'ombra di paura,

nel tuo volto il bisogno

di rifugio,

ma son io che lo trovo in te,

son io che vedo il vorticoso limite,

l'orizzonte che si chiude,

la stretta strada solitaria 

avvicinarsi nel suo confine ultimo.

Dammi allora e ancora

il lampo del tuo sogno,

la sicurezza del tuo incedere bambino,

adesso che le ore sono tenui

di crepuscolo e cose andate,

dammi la tua lieve giovinezza,

i tuoi sinceri occhi.

Perché in essi c'è ora il mio destino,

le poche cose che conosco,

ciò per cui ho vissuto

e che non è perduto.

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