martedì 14 giugno 2011

I quattro referendum

 
La cosa che da subito balza agli occhi comunque la si pensi è la fine del feeling che berlusconi ha saputo instaurare con una non piccola parte degli italiani. E' l'inizio della fine.
Non sarà purtroppo una fine rapida ed indolore ma è iniziata. E la coltellata l'ha ricevuta proprio da quel popolo  che l'aveva sostenuto indiscriminatamente in questi anni. Quel popolo che  aveva accettato ed  introiettato il suo stile di vita ed i suoi messaggi destabilizzanti. Parlo dei leghisti, innegabili partecipanti al voto di ieri, e non in piccola misura. Legittimati per un quindicennio all'assalto di ogni legge, regola o convenzione civile, le sole che reggono la vita democratica di una nazione. Legittimati a violare quei comportamenti che sono alla base della convivenza tra esseri umani organizzati in società complesse. Legittimati a fare strame della giustizia da un capo del governo che l'ha usata ed osteggiata solo per i propri interessi personali.
Berlusconi ha preso due manrovesci inaspettati in meno di un mese dimostrando così di essere ormai incapace ad intercettare gli umori della gente, cosa in cui, inutile negarlo, è stato maestro insuperato. Parlo anche della sua insuperabile capacità di volgere a proprio vantaggio ogni situazione ,persino le piu' disperate.
Questo però, cosa che gli analisti dei giornali "democratici" non dicono, si accompagna ad una parallela incapacità  dei leaders dell'opposizione di trarre vantaggio e lezione dalla frana di questi ultimi mesi.  E non solo per la decennale coazione al consociativismo che li ha portati troppe volte a tollerare la deriva populista del capo del governo e dei suoi accoliti, ma soprattutto per la prova da loro data di essere incapaci a comprendere ciò che anima e si sviluppa oggi nella società italiana.
Insomma il dalemismo, esegeta della modernità e della rivincita del capitale sul ventennio dei moti sociali, ne esce ugualmente con le ossa rotte. Non mi riferisco solo alla sua pratica di omologazione (vedi la triste esperienza della bicamerale) inutilmente ricercata del berlusconismo, ma anche appunto all'inadeguatezza di analisi che porta D'Alema ed i suoi interpreti a perseverare nella strada antipopolare  delle riforme restauratrici del sistema. Incapaci di comprendere che la gente (questa volta possiamo usare il termine nel suo senso piu' ampio e genuino) non è disposta a seguirli su una china che ha come fondo la precarizzazione non solo dei rapporti sociali, lavorativi  ed umani ma soprattutto della propria esistenza.
Molti hanno capito (ache se ancora non sono in grado di spiegarselo e di spiegarlo) che la modernità del nuovo millennio, quella che ha abbattuto il ciclo fordista produzione-riproduzione imponendo al mondo un sistema incontrollabile persino al capitale, è incompatibile con la vita delle persone.
La gente ha capito, ancora e per ora solo a livello di pancia, che la corda non può essere tirata oltre un certo limite. I beni primari e la propria sopravvivenza non sono negoziabili, il sistema non può reggere oltre un certo limite.
Ci siamo domandati per tanti anni dove sarebbe riemersa la talpa dopo il suo lungo scavo. E' riemersa qui, come sempre nelle contraddizioni insanabili tra i bisogni e le forzature moderniste. Ed è riemersa persino e con la collaborazione inconsapevole della parte piu' retriva e becera della popolazione, quella che ha appoggiato la ristrutturazione ma che infine ne sta subendo ugualmente le feroci conseguenze.
In tutto ciò i comunisti sono ancora capaci di vedere degli insegnamenti oppure il messaggio gramsciano si è definitivamente perduto?
Utente: ilic Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. ilic