lunedì 17 febbraio 2020
17 FEBBRAIO 1600
Io sono la tigre che osserva attenta
il gioco del vento tra le foglie
e il capriolo dagli occhi umidi
che si cela immobile allo sguardo
Io sono il lampo del cielo
e le nubi nere che custodiscono
il bosco silenzioso
Sono l'erba e il minerale
e il motore sincrono
che regola la danza delle infinite
stelle
il sorgere del sole e lo splendore
della luna
Io sono il fuoco
del vulcano e lava travolgente
Il respiro della balena e l'onda
bianca che la accoglie
Io sono il fiore del ciliegio
l'alba tersa di ogni nuovo
giorno
il cammino del viandante e la sabbia
del deserto
il cobalto dell'infinito spazio
e l'atomo puntuale
Io sono l'impermanente attimo
di ogni respiro
i passi sulla terra
e le scarpe di questo lungo viaggio
L'intelligenza che nutre ogni
sorriso
il vuoto del pensiero
e la pioggia benedetta
ed ogni neve e ghiaccio
Io sono la vertigine della montagna
Il mistero degli amanti
il palpito dei loro respiri avvinti
l'olio il vino e il sale
di ogni cibo e nutrimento
Io sono vita e morte
e nascita e dolore
gioia ed abbandono
carezza
lievito spiga e pane.
In me c'è tutto e niente perchè
io non sono nulla
ma non c'è nulla ch'io non sia.
giovedì 13 febbraio 2020
DISKIT
Il candido stupa
custodisce severo
l'orizzonte ceruleo
di picchi diafani
e nevi scolpite nel tempo.
In alto l'eco potente
delle trombe dei monasteri
percuote le valli
e disperde nel vento
le vesti albicocca
dei monaci immobili.
Un volto si desta
e distende le pieghe
al sole ed all'aria sottile,
lo sguardo puntuto trafigge
l'ombra dei corvi
insolenti nel nero
del loro gracchiare.
Sale la carovana
dal fondo,
polvere di fiori
avvolge i sentieri
e nel buio che già custodisce
la valle
mi perdo
e i millenni sono collane
immutabili
e il silenzio
racconta la ruota
dell'eterno mai nato.
lunedì 10 febbraio 2020
DISKIT
Il candido stupa
custodisce severo
l'orizzonte ceruleo
di picchi diafani
e nevi scolpite nel tempo,
mentre l'eco potente
delle trombe dei gompa
percuote le valli
e disperde nel vento
le vesti albicocca
dei monaci immobili.
Un volto si desta
e distende le pieghe
al sole ed all'aria sottile,
lo sguardo puntuto trafigge
l'ombra dei corvi
insolenti nel nero
del loro gracchiare.
Sale la carovana
dal fondo,
polvere di fiori
avvolge i sentieri
e nel buio che già custodisce
la valle
mi perdo
e i millenni sono collane
immutabili
e il silenzio
racconta la ruota
dell'eterno mai nato
domenica 9 febbraio 2020
INCENDIO
Ho passato il mio tempo
a seminare stelle,
le ha nutrite
il vento terso d'inverno,
ed ora
nuovi fili di fosforo
trafiggono il buio.
Ma vedi
è il tempo del raccolto:
stanotte
mi inginocchierò
nei campi del cielo
e nel silenzio
colmerò le mie mani
a seminare stelle,
le ha nutrite
il vento terso d'inverno,
ed ora
nuovi fili di fosforo
trafiggono il buio.
Ma vedi
è il tempo del raccolto:
stanotte
mi inginocchierò
nei campi del cielo
e nel silenzio
colmerò le mie mani
IL GEOMETRA
La luna danza attorno alla Terra. Solcano i Pianeti nelle loro orbite
il cielo ed assieme incatenati
ruotano attorno al Sole
che partecipa in un movimento
sincrono e perfetto
al respiro degli astri del firmamento.
Ad immagine del sommo Geometra
l'Universo tutto
è perfetta armonia e perfezione,
e non v'è luce senza buio,
nè vuoto senza pieno,
fuoco senza acqua,
fuori senza dentro.
il cielo ed assieme incatenati
ruotano attorno al Sole
che partecipa in un movimento
sincrono e perfetto
al respiro degli astri del firmamento.
Ad immagine del sommo Geometra
l'Universo tutto
è perfetta armonia e perfezione,
e non v'è luce senza buio,
nè vuoto senza pieno,
fuoco senza acqua,
fuori senza dentro.
INVINCIBILI
Il cielo cessò il suo respiro
Gli alberi piansero acqua
Si piegò l'erba sommessa
Tacque il bosco dei muschi
Smise il bambino il suo pianto
Muti i semafori
Sospesi gli amanti
I tetti lucidi attenti
Le braccia sciolte dai corpi
Le strade conobbero l'onta .
Alle 17,03.
Vibrarono le ali d'acciaio
Il cuore ruggì
Il rombo riprese nel grigio
Il muro improvviso
Il lampo rabbioso
Il gemere muto
Il nulla.
Alle 17,03
Gli alberi piansero acqua
Si piegò l'erba sommessa
Tacque il bosco dei muschi
Smise il bambino il suo pianto
Muti i semafori
Sospesi gli amanti
I tetti lucidi attenti
Le braccia sciolte dai corpi
Le strade conobbero l'onta .
Alle 17,03.
Vibrarono le ali d'acciaio
Il cuore ruggì
Il rombo riprese nel grigio
Il muro improvviso
Il lampo rabbioso
Il gemere muto
Il nulla.
Alle 17,03
PORTAMI VIA
Ormai sono fragile
Inadeguato
Sofferente.
Vecchio.
Portami via
Non sono preparato
al pianto del debole
All'urlo disperato
All'odio rabbioso
per la mano che tende
inutili
le dita.
Non voglio più vedere
Non voglio più soffrire
Ho diritto a non combattere.
Ho troppo combattuto.
Portami via
Ho diritto al mio sorriso
Ho diritto al tuo sorriso
Alle tue mani nelle mie
Alle mie mani nelle tue.
Ho diritto ad ali robuste
A penne scintillanti
Ad un sole nuovo
Ad una pace silenziosa.
Portami via
Inadeguato
Sofferente.
Vecchio.
Portami via
Non sono preparato
al pianto del debole
All'urlo disperato
All'odio rabbioso
per la mano che tende
inutili
le dita.
Non voglio più vedere
Non voglio più soffrire
Ho diritto a non combattere.
Ho troppo combattuto.
Portami via
Ho diritto al mio sorriso
Ho diritto al tuo sorriso
Alle tue mani nelle mie
Alle mie mani nelle tue.
Ho diritto ad ali robuste
A penne scintillanti
Ad un sole nuovo
Ad una pace silenziosa.
Portami via
NESSUN DOLORE
Nel silenzioso bosco di bambù il vecchio procedeva estasiato. I piedi nudi scansavano i piccoli rami che ogni tanto ostruivano il passaggio mentre i suoi sensi erano carezzati dalla musica dell'acqua la cui presenza egli percepiva dolce e solenne. Il Fiume apparve all'improvviso, tra le foglie smeraldine carezzate dal sole al tramonto. Gorgoglìo sommesso, fruscìo lungo le sponde; una bruma leggera ed evanescente ne sovrastava la corrente lenta e maestosa.
Le rughe del suo volto consunto si distesero, le gambe si piegarono e lentamente si sedette.
È per questo vero che hai vissuto sinora?
Si, per essere qui in questo momento, l'unico che mi è dato. Altro non c'è mai stato, altro non ci sarà.
La grande Madre sembrava ascoltarlo, scorrendo lenta nella foresta, la Madre che tutto nutre e sostiene, quella che non ha inizio e mai avrà fine.
Nessuna sofferenza più lo feriva, nessun attaccamento, nessuna avversione. Nè felicità, nè tristezza, nè desiderio, nè brama. Nulla offuscava i suoi occhi.
Il giovane daino che poco lontano si abbeverava tranquillo e che l'aveva osservato a lungo senza timore, sollevò il capo dall'acqua e parve quasi sorpreso nel non vedere più il vecchio.
L'erba su cui poco prima egli era seduto serbava ancora la sua impronta, un poco piegata in avanti, verso la corrente.
Tito galleggiava immobile disteso nell'acqua fresca, le braccia aperte, il viso rivolto al cielo. Una nuvola leggera traversò rapida l'azzurro, smisero gli uccelli il loro canto, sospeso fu ogni respiro ed ogni rumore.
Tito sorrise, chiuse le braccia e si lasciò andare, lentamente attratto dall'insondabile e muta profondità. Un rapido gorgo si chiuse sopra di lui.
L'Assoluto lo accolse, L'Uno che tutto contiene lo cullò nelle sue mani amorevoli, l'eterno ciclo ebbe fine.
L'ultimo uomo, puro nel pensiero e vuoto ormai di ogni peccato, aveva compiuto il suo sentiero
Le rughe del suo volto consunto si distesero, le gambe si piegarono e lentamente si sedette.
È per questo vero che hai vissuto sinora?
Si, per essere qui in questo momento, l'unico che mi è dato. Altro non c'è mai stato, altro non ci sarà.
La grande Madre sembrava ascoltarlo, scorrendo lenta nella foresta, la Madre che tutto nutre e sostiene, quella che non ha inizio e mai avrà fine.
Nessuna sofferenza più lo feriva, nessun attaccamento, nessuna avversione. Nè felicità, nè tristezza, nè desiderio, nè brama. Nulla offuscava i suoi occhi.
Il giovane daino che poco lontano si abbeverava tranquillo e che l'aveva osservato a lungo senza timore, sollevò il capo dall'acqua e parve quasi sorpreso nel non vedere più il vecchio.
L'erba su cui poco prima egli era seduto serbava ancora la sua impronta, un poco piegata in avanti, verso la corrente.
Tito galleggiava immobile disteso nell'acqua fresca, le braccia aperte, il viso rivolto al cielo. Una nuvola leggera traversò rapida l'azzurro, smisero gli uccelli il loro canto, sospeso fu ogni respiro ed ogni rumore.
Tito sorrise, chiuse le braccia e si lasciò andare, lentamente attratto dall'insondabile e muta profondità. Un rapido gorgo si chiuse sopra di lui.
L'Assoluto lo accolse, L'Uno che tutto contiene lo cullò nelle sue mani amorevoli, l'eterno ciclo ebbe fine.
L'ultimo uomo, puro nel pensiero e vuoto ormai di ogni peccato, aveva compiuto il suo sentiero
UOMO
Ero tua madre il giorno
che partisti
ed ero la lacrima sul tuo viso.
Ero colui che ti picchiò
e ti rubò il denaro
ed ero la ragazza
che ti sorrise mesta.
Ero il bambino
che ti dissetò
e l'uomo che ti ridusse
in schiavitù.
Ero la sabbia che ti bruciava
i piedi
ed ero i sandali
che togliesti
al tuo amico morto.
Ero le sue ossa ad imbiancare
al sole
e lo scafista
che ti imbarcò.
Ero la donna incinta
al tuo fianco,
la dolce onda del mattino
e la feroce che ti gettò
in mare.
Ero la mano che ti strinse
e ti salvò,
ed ero il medico
che ti curò.
Ero il tuo nemico
ed il tuo fratello.
Sono un uomo
che partisti
ed ero la lacrima sul tuo viso.
Ero colui che ti picchiò
e ti rubò il denaro
ed ero la ragazza
che ti sorrise mesta.
Ero il bambino
che ti dissetò
e l'uomo che ti ridusse
in schiavitù.
Ero la sabbia che ti bruciava
i piedi
ed ero i sandali
che togliesti
al tuo amico morto.
Ero le sue ossa ad imbiancare
al sole
e lo scafista
che ti imbarcò.
Ero la donna incinta
al tuo fianco,
la dolce onda del mattino
e la feroce che ti gettò
in mare.
Ero la mano che ti strinse
e ti salvò,
ed ero il medico
che ti curò.
Ero il tuo nemico
ed il tuo fratello.
Sono un uomo
sabato 8 febbraio 2020
LA COLLINA
Le case addossate
sulla collina
come vertebre preistoriche
raccontano trame
di un tempo immobile.
Sdraiato sulle stoppie del prato
respiro il cielo ventoso
al confine del bosco
e ammiro gli occhi
delle finestre
carezzate dal sole.
Sale un'auto
sulla strada polverosa,
il motore è un brusìo,
quasi un richiamo,
lieve nel silenzio
del tufo e dei calanchi.
È ora di tornare,
dietro le rive
si spande il fumo tormentato,
ma è profumo di legna, di casa,
di quiete mai interrotta,
di una promessa lieve,
della sera che scende
sulla collina
come vertebre preistoriche
raccontano trame
di un tempo immobile.
Sdraiato sulle stoppie del prato
respiro il cielo ventoso
al confine del bosco
e ammiro gli occhi
delle finestre
carezzate dal sole.
Sale un'auto
sulla strada polverosa,
il motore è un brusìo,
quasi un richiamo,
lieve nel silenzio
del tufo e dei calanchi.
È ora di tornare,
dietro le rive
si spande il fumo tormentato,
ma è profumo di legna, di casa,
di quiete mai interrotta,
di una promessa lieve,
della sera che scende
mercoledì 5 febbraio 2020
COBALTO E NUVOLE
Vento e luna
Cielo e terra
Il ciliegio scuro,
Fruscìo nascosto
Pensieri attenti
Abbandono
Quiete
Volto di donna
Amorevole gentile
La stringo
Quiete
Sorriso nel buio
Cobalto e nuvole
Notte
Cielo e terra
Il ciliegio scuro,
Fruscìo nascosto
Pensieri attenti
Abbandono
Quiete
Volto di donna
Amorevole gentile
La stringo
Quiete
Sorriso nel buio
Cobalto e nuvole
Notte
IRIDE
Conosco un luogo nel profondo
con onde,
schiuma
e arcobaleni.
Se mi sdraio sul ciglio
d'erba smeraldina
posso respirare
il vento
e le brume
di gocce iridescenti.
Avvicinati,
tendi la tua mano,
dammi il braccio
con fiducia.
Vedrai le acque giocare
coi gabbiani,
avrai il volto carezzato
dalla luce.
Non aver paura,
lascia andare
il tuo respiro,
i tuoi occhi volgi
nei miei occhi.
Nel profondo
c'è una cosa nuova,
una contentezza lieve,
un azzurro tenero
come le pozzanghere
di marzo:
la solitudine è volata,
siamo in due
con onde,
schiuma
e arcobaleni.
Se mi sdraio sul ciglio
d'erba smeraldina
posso respirare
il vento
e le brume
di gocce iridescenti.
Avvicinati,
tendi la tua mano,
dammi il braccio
con fiducia.
Vedrai le acque giocare
coi gabbiani,
avrai il volto carezzato
dalla luce.
Non aver paura,
lascia andare
il tuo respiro,
i tuoi occhi volgi
nei miei occhi.
Nel profondo
c'è una cosa nuova,
una contentezza lieve,
un azzurro tenero
come le pozzanghere
di marzo:
la solitudine è volata,
siamo in due
GLI ABBRACCI
Gli abbracci non consumano,
creano ponti di felicità.
I sorrisi non bruciano
ma illuminano
gli occhi di chi li riceve.
Gentilezza e tenerezza
sono balsamo
per le ferite.
Amore non è proprietà
o lenzuola in comune
ma carezze per l'anima.
Condivisione non è cortesia
ma un pane che si spezza
in due.
Cammino non è spostamento
ma viaggiare fianco a fianco.
Orizzonte non è un limite
ma il luogo da cui inizia
il sentiero.
Affetto non è benevolenza
ma premura e luce ogni mattino .
La semplicità difficile a farsi
creano ponti di felicità.
I sorrisi non bruciano
ma illuminano
gli occhi di chi li riceve.
Gentilezza e tenerezza
sono balsamo
per le ferite.
Amore non è proprietà
o lenzuola in comune
ma carezze per l'anima.
Condivisione non è cortesia
ma un pane che si spezza
in due.
Cammino non è spostamento
ma viaggiare fianco a fianco.
Orizzonte non è un limite
ma il luogo da cui inizia
il sentiero.
Affetto non è benevolenza
ma premura e luce ogni mattino .
La semplicità difficile a farsi
DIO
Il rumore di Dio
è nel profondo.
Una presenza costante
che spezza il silenzio
della notte,
che folgora il cuore
con improvvise risalite,
che ripiomba nascosto
ma presente,
muto
insondabile
paziente.
Riposa sul cuscino
e nel buio ha fili ardenti
ed occhi infiniti.
Custodisce i pensieri,
sorveglia il mio sonno
il respiro,
la candela della mia vita.
Un soffio solo basterebbe
per essere altrove,
di nuovo nel vento,
nella quiete assoluta.
Ma ci sarò in quell'istante
per vedere da vicino
se il suo sguardo sarà
nel mio sguardo,
se la mia domanda muta
riposerà nel suo abbraccio
è nel profondo.
Una presenza costante
che spezza il silenzio
della notte,
che folgora il cuore
con improvvise risalite,
che ripiomba nascosto
ma presente,
muto
insondabile
paziente.
Riposa sul cuscino
e nel buio ha fili ardenti
ed occhi infiniti.
Custodisce i pensieri,
sorveglia il mio sonno
il respiro,
la candela della mia vita.
Un soffio solo basterebbe
per essere altrove,
di nuovo nel vento,
nella quiete assoluta.
Ma ci sarò in quell'istante
per vedere da vicino
se il suo sguardo sarà
nel mio sguardo,
se la mia domanda muta
riposerà nel suo abbraccio
I PASSI
Conosco l'amore,
e la grande emozione,
e il cuscino che brucia
scaldato dagli occhi
della notte.
Conosco il risveglio
col subbuglio
laggiù tra l'anima
e il cuore.
E le gambe di cera
e il sole pur tra le nubi
e il giorno che passa
rapido
sino alla sera.
Il cervello combatte
coi sentimenti
ma è il coraggio che vince,
che avvolge le cose
di una luce diversa
che tu non vedevi.
Lascia andare i tuoi passi,
abbandona l'ombra,
che più non ti segua,
e vivi.
Vivere è la condanna
che il caso ci ha dato,
destino è la strada
che noi costruiamo.
Sposta l'orizzonte,
sei tu la padrona
della tua anima
e la grande emozione,
e il cuscino che brucia
scaldato dagli occhi
della notte.
Conosco il risveglio
col subbuglio
laggiù tra l'anima
e il cuore.
E le gambe di cera
e il sole pur tra le nubi
e il giorno che passa
rapido
sino alla sera.
Il cervello combatte
coi sentimenti
ma è il coraggio che vince,
che avvolge le cose
di una luce diversa
che tu non vedevi.
Lascia andare i tuoi passi,
abbandona l'ombra,
che più non ti segua,
e vivi.
Vivere è la condanna
che il caso ci ha dato,
destino è la strada
che noi costruiamo.
Sposta l'orizzonte,
sei tu la padrona
della tua anima
LA CASA
La casa aveva soffitti
alti
ed affreschi silenziosi
che sorvegliavano
i nostri arabeschi.
Lei nella sua sazia nudità
spiava il mondo
dalle persiane,
e le ombre che seguivano
gli uomini giù nella calura
di agosto.
C'era un odore di canna
e di vigna,
la passione trapuntava
le lenzuola
e i nostri respiri
sommessi
sostenevano gli occhi
negli occhi.
Scendevamo la sera
in città
tra i viali i tram e la gente
e l'amore non pago
spargeva
il suo odore
pungente
nel turbine
delle sue gonne.
Bella come un turchese.
Piena come una spiga di maggio.
Incantata e selvaggia
nella sua irridente giovinezza
alti
ed affreschi silenziosi
che sorvegliavano
i nostri arabeschi.
Lei nella sua sazia nudità
spiava il mondo
dalle persiane,
e le ombre che seguivano
gli uomini giù nella calura
di agosto.
C'era un odore di canna
e di vigna,
la passione trapuntava
le lenzuola
e i nostri respiri
sommessi
sostenevano gli occhi
negli occhi.
Scendevamo la sera
in città
tra i viali i tram e la gente
e l'amore non pago
spargeva
il suo odore
pungente
nel turbine
delle sue gonne.
Bella come un turchese.
Piena come una spiga di maggio.
Incantata e selvaggia
nella sua irridente giovinezza
LUPO
Ti ho sentito stanotte,
caduto il vento,
chiamare la luna.
Ti ho sentito
nel fondo del bosco
parlare con l'acqua,
effimera
nel suo gioco cangiante,
affamata di stelle
balenanti nel buio.
Tremano i rami
nel gelo
e tu in questo
tenue sfavillio
acquieti ogni cosa
col tuo andare
schivo e solitario.
Non temi il mistero,
percorri sentieri ancestrali
e solo ti fermi al mattino
nella forra profonda,
sul letto di erba e rugiada,
nell'alba che celebra
un giorno nuovo
ed un nuovo inizio.
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