mercoledì 15 dicembre 2021

 Stanotte ho raccolto

le tremolanti illusioni 

sparse nel cielo.

Bastonato eppur 

mercoledì 20 ottobre 2021

 RAGAZZO NERO.

C'è il tremore

della vita oltraggiata

orme sulla sabbia

di chi sorpreso

ha ingoiato il mare

il grido dal fondo 

che non arriva in superficie

rotaie di dolore

unghie e spine d'istrice

sole e luce mancata,

la pagella cucita nella giacca.

Ma dite a mamma che ce l'ho fatta.


Ci sono urla chiuse nel cuore 

lacrime e paura 

tasche con la mia terra

l'odio dei miei simili

perchè, in nome di Dio perché,

solitudine di bambino

i miei canti del villaggio

quando abbracciavo 

la speranza.

C'è la notte buia

l'abisso freddo e gelido

nessuna carezza dal cielo

schiaffi di vento,

non so nuotare.


Ho spedito una lettera verso il futuro, 

perchè un giorno

io sono stato.

Ma dite alla mia mamma 

che ce l'ho fatta.

M.C.

 Nel labirinto della sera

bosco di betulle

foglie

terra umida

buio che sale

dal profondo.

Il lume

della  finestra lontana

confonde le stelle

crepitio di rami

caprioli sul prato

comignolo e fumo

odore di casa.

La montagna rivela

la forma del vento.

giovedì 5 agosto 2021

LA PORTA

 Il bosco ha una porta,

attraversala

a piedi nudi.

Il bosco ha parole 

da imparare di nuovo,

usa l'umiltà 

che solo i bambini conoscono.

C'è un linguaggio dell'anima 

ignoto persino a te stesso

eppure l'erba lucida del mattino

risponde

e rispondono i rami

e le ragnatele violate,

e il saluto dell'acqua è chiaro 

come un sole nuovo.

Inchinati al vento,

ascolta,

è un maestro.

Appoggiati al tronco,

tuo padre è il muschio,

corteccia con formiche pazienti

ombra e preghiera.

Tua madre è la terra

nutrita da ciclo perpetuo

dei semi dei tralci e le foglie.

Sei il fango, la felce e la pioggia,

sei l'impronta del lupo.

Il bosco ha una porta,

attraversala col cuore.

sabato 5 giugno 2021

SARDEGNA

 Il tuo profumo 

è una promessa d'infanzia,

quando celata dall'orizzonte

tremulo della calura

appari d'un tratto 

sulla prua,

orgogliosa del  mare.

Mandorli e querce

circondano i tuoi fianchi,

madre generosa e lontana

dei miei anni antichi.

Sacre argille, crete e terra profumata,

diamante nascosto di bellezza,

il tuo respiro benedice

i miei occhi, 

la tua quieta presenza

accompagna il mio viaggio.

Dolcezza d'uva e di fichi

m'è il tuo ricordo,

quando il partire

era un pianto taciuto,

un singhiozzo del cuore,

un amore lasciato incompiuto.

Padre

racchiudi ancora 

nella mia mano

la carezza del vento,

la favola di un tempo immobile,

il silenzio che ci parlava

sdraiato sulla collina,

il mistero del canto sommesso,

la pietra, la schiuma,

l'azzurro.

IL MARE.

 Il vento che disegna le piante,

che scolpisce di una dolcezza nuova

i prati e le foreste,

reca la certa presenza del mare

laggiù, oltre la linea tremula,

e muri roventi nel sole

con rosmarini e lucertole attente,

gemito di legno antico,

argento di ulivi.

Racconta le onde bianche di desiderio,

che toccano appena

 le ghiaie e custodiscono 

chele e conchiglie

strappate al profondo,

consunte di eterno riflusso

e gorgoglio.

Le nuvole parlano 

di terre morgane 

e pini evanescenti,

e mi perdo nelle promesse

 d'isole sbocciate nella corrente

 ed acque

solcate dal mito nuovo ed antico

di Venere,

nata stillante diamanti

e scisti di sale.

venerdì 21 maggio 2021

 ECCO LA PIOGGIA

dispersa dal vento

sul gelso centenario.

Un picchio scava con metodo

ignaro dell'acqua.

Se giro la testa intuisco

il bosco di là della nebbia

col suo respiro nuovo

che discende la collina,

mentre il racconto del tempo

si arresta nell'immagine presente

di turbini, foglie 

e odori.

Cortecce e  rami

rivestono il sentiero

che sale alle nubi

e l'abito fradicio gronda 

gemme sfavillanti,

scolpite

come gioielli antichi.

Profumo di mare sopra le creste

recato da un soffio più forte,

incanto di pigne,

grazia e respiro

di fratte e dirupi,

bianco del tufo riarso.

C'è quiete nella terra smossa

che sostiene le piante,

silenzio sospeso,

passi attenti,

odore di fumo

che indovino oltre le piante,

casa.

 Ti osservo a volte

compresa nel tuo gentile sguardo, 

gli occhi perduti

nel sogno delle nuvole

eteree del cielo,

dell'albe chiare

e dei tuoi infiniti giorni

e torno bambino anch'io,

in quelle ore assolate

di periferia,

anch'io incantato 

da quella meraviglia

della vita che scorreva lieve,

che prometteva

gioia, corse infinite,

una luce che non finisce mai.

E come la mia mano 

trovava la certezza

in quella di mio padre,

così ora la tua esile e fragile

la cerca nella mia.

A volte scorgo un'ombra di paura,

nel tuo volto il bisogno

di rifugio,

ma son io che lo trovo in te,

son io che vedo il vorticoso limite,

l'orizzonte che si chiude,

la stretta strada solitaria 

avvicinarsi nel suo confine ultimo.

Dammi allora e ancora

il lampo del tuo sogno,

la sicurezza del tuo incedere bambino,

adesso che le ore sono tenui

di crepuscolo e cose andate,

dammi la tua lieve giovinezza,

i tuoi sinceri occhi.

Perché in essi c'è ora il mio destino,

le poche cose che conosco,

ciò per cui ho vissuto

e che non è perduto.

martedì 13 aprile 2021

ALZATI E GUARDA.

 ALZATI E GUARDA.

Più alto dei tetti,

oltre il candore immoto 

delle nuvole,

più su,

nell'estremo limite

dove lo sguardo carezza

l'armonia,

più su

c'è un luogo verde

di muschio ed erba lieve.

Il vento delicato vi disegna

alberi e chiome, e lì 

pur nell'indeterminatezza

dello sguardo,

scorgi ombre familiari,

eteree e scintillanti

che corrono e giocano 

e rincorrono 

la luce.

Se guardi bene riconosci

la tua anima e quegli esseri 

che non ci sono più

 ma ben presenti

in te,

andati avanti

nel loro gioco mortale.

È una promessa lieve

di palpito e gioia, un soffio

di rinascita

un alito di vita 

che vuol tornare ancora e ancora

ad essere carne e pelo 

ed ossa e pelle

e sguardi irriverenti di chi

non ha mai chiesto,

e capriole 

e carezze desiderate e date.

È la ruota sincrona 

e perfetta

indifferente alle nostre

rapide stagioni

eterna e mai creata 

eppur certa e presente.

lunedì 8 febbraio 2021

 IO DICHIARO.

La poesia  è un'insurrezione. 

La mia fede in tutti i raccolti del futuro 

si afferma nel presente 

e dichiaro che la poesia è indistruttibile.

La poesia bombarda le coscienze, 

assedia il palazzo del potere,

è indomabile ed incomprimibile. 

Andrà mille volte in mille pezzi  

ma sempre sorgerà ad essere 

cristallo nuovo. 

Nacque con l'uomo

in un mattino di savane vaporose, 

o sotto un manto 

occhieggiante

di fuochi sincroni nel cielo. 

La poesia continuerà a cantare 

per l'uomo, 

a mettere bastoni nelle ruote 

delle certezze, 

a carezzare la rosa del nostro spirito.

Potente e insopprimibile 

ci servirà  silenzio e quiete,

giardini tropicali,

spuma e rombo di cascata.

Dichiaro che la poesia 

è il desiderio

di eternità infitto nel presente.

(M.C. 8 febbraio 2021)