Stanotte ho raccolto
le tremolanti illusioni
sparse nel cielo.
Bastonato eppur
RAGAZZO NERO.
C'è il tremore
della vita oltraggiata
orme sulla sabbia
di chi sorpreso
ha ingoiato il mare
il grido dal fondo
che non arriva in superficie
rotaie di dolore
unghie e spine d'istrice
sole e luce mancata,
la pagella cucita nella giacca.
Ma dite a mamma che ce l'ho fatta.
Ci sono urla chiuse nel cuore
lacrime e paura
tasche con la mia terra
l'odio dei miei simili
perchè, in nome di Dio perché,
solitudine di bambino
i miei canti del villaggio
quando abbracciavo
la speranza.
C'è la notte buia
l'abisso freddo e gelido
nessuna carezza dal cielo
schiaffi di vento,
non so nuotare.
Ho spedito una lettera verso il futuro,
perchè un giorno
io sono stato.
Ma dite alla mia mamma
che ce l'ho fatta.
M.C.
Il bosco ha una porta,
attraversala
a piedi nudi.
Il bosco ha parole
da imparare di nuovo,
usa l'umiltà
che solo i bambini conoscono.
C'è un linguaggio dell'anima
ignoto persino a te stesso
eppure l'erba lucida del mattino
risponde
e rispondono i rami
e le ragnatele violate,
e il saluto dell'acqua è chiaro
come un sole nuovo.
Inchinati al vento,
ascolta,
è un maestro.
Appoggiati al tronco,
tuo padre è il muschio,
corteccia con formiche pazienti
ombra e preghiera.
Tua madre è la terra
nutrita da ciclo perpetuo
dei semi dei tralci e le foglie.
Sei il fango, la felce e la pioggia,
sei l'impronta del lupo.
Il bosco ha una porta,
attraversala col cuore.
Il tuo profumo
è una promessa d'infanzia,
quando celata dall'orizzonte
tremulo della calura
appari d'un tratto
sulla prua,
orgogliosa del mare.
Mandorli e querce
circondano i tuoi fianchi,
madre generosa e lontana
dei miei anni antichi.
Sacre argille, crete e terra profumata,
diamante nascosto di bellezza,
il tuo respiro benedice
i miei occhi,
la tua quieta presenza
accompagna il mio viaggio.
Dolcezza d'uva e di fichi
m'è il tuo ricordo,
quando il partire
era un pianto taciuto,
un singhiozzo del cuore,
un amore lasciato incompiuto.
Padre
racchiudi ancora
nella mia mano
la carezza del vento,
la favola di un tempo immobile,
il silenzio che ci parlava
sdraiato sulla collina,
il mistero del canto sommesso,
la pietra, la schiuma,
l'azzurro.
Il vento che disegna le piante,
che scolpisce di una dolcezza nuova
i prati e le foreste,
reca la certa presenza del mare
laggiù, oltre la linea tremula,
e muri roventi nel sole
con rosmarini e lucertole attente,
gemito di legno antico,
argento di ulivi.
Racconta le onde bianche di desiderio,
che toccano appena
le ghiaie e custodiscono
chele e conchiglie
strappate al profondo,
consunte di eterno riflusso
e gorgoglio.
Le nuvole parlano
di terre morgane
e pini evanescenti,
e mi perdo nelle promesse
d'isole sbocciate nella corrente
ed acque
solcate dal mito nuovo ed antico
di Venere,
nata stillante diamanti
e scisti di sale.
ECCO LA PIOGGIA
dispersa dal vento
sul gelso centenario.
Un picchio scava con metodo
ignaro dell'acqua.
Se giro la testa intuisco
il bosco di là della nebbia
col suo respiro nuovo
che discende la collina,
mentre il racconto del tempo
si arresta nell'immagine presente
di turbini, foglie
e odori.
Cortecce e rami
rivestono il sentiero
che sale alle nubi
e l'abito fradicio gronda
gemme sfavillanti,
scolpite
come gioielli antichi.
Profumo di mare sopra le creste
recato da un soffio più forte,
incanto di pigne,
grazia e respiro
di fratte e dirupi,
bianco del tufo riarso.
C'è quiete nella terra smossa
che sostiene le piante,
silenzio sospeso,
passi attenti,
odore di fumo
che indovino oltre le piante,
casa.
Ti osservo a volte
compresa nel tuo gentile sguardo,
gli occhi perduti
nel sogno delle nuvole
eteree del cielo,
dell'albe chiare
e dei tuoi infiniti giorni
e torno bambino anch'io,
in quelle ore assolate
di periferia,
anch'io incantato
da quella meraviglia
della vita che scorreva lieve,
che prometteva
gioia, corse infinite,
una luce che non finisce mai.
E come la mia mano
trovava la certezza
in quella di mio padre,
così ora la tua esile e fragile
la cerca nella mia.
A volte scorgo un'ombra di paura,
nel tuo volto il bisogno
di rifugio,
ma son io che lo trovo in te,
son io che vedo il vorticoso limite,
l'orizzonte che si chiude,
la stretta strada solitaria
avvicinarsi nel suo confine ultimo.
Dammi allora e ancora
il lampo del tuo sogno,
la sicurezza del tuo incedere bambino,
adesso che le ore sono tenui
di crepuscolo e cose andate,
dammi la tua lieve giovinezza,
i tuoi sinceri occhi.
Perché in essi c'è ora il mio destino,
le poche cose che conosco,
ciò per cui ho vissuto
e che non è perduto.
ALZATI E GUARDA.
Più alto dei tetti,
oltre il candore immoto
delle nuvole,
più su,
nell'estremo limite
dove lo sguardo carezza
l'armonia,
più su
c'è un luogo verde
di muschio ed erba lieve.
Il vento delicato vi disegna
alberi e chiome, e lì
pur nell'indeterminatezza
dello sguardo,
scorgi ombre familiari,
eteree e scintillanti
che corrono e giocano
e rincorrono
la luce.
Se guardi bene riconosci
la tua anima e quegli esseri
che non ci sono più
ma ben presenti
in te,
andati avanti
nel loro gioco mortale.
È una promessa lieve
di palpito e gioia, un soffio
di rinascita
un alito di vita
che vuol tornare ancora e ancora
ad essere carne e pelo
ed ossa e pelle
e sguardi irriverenti di chi
non ha mai chiesto,
e capriole
e carezze desiderate e date.
È la ruota sincrona
e perfetta
indifferente alle nostre
rapide stagioni
eterna e mai creata
eppur certa e presente.
IO DICHIARO.
La poesia è un'insurrezione.
La mia fede in tutti i raccolti del futuro
si afferma nel presente
e dichiaro che la poesia è indistruttibile.
La poesia bombarda le coscienze,
assedia il palazzo del potere,
è indomabile ed incomprimibile.
Andrà mille volte in mille pezzi
ma sempre sorgerà ad essere
cristallo nuovo.
Nacque con l'uomo
in un mattino di savane vaporose,
o sotto un manto
occhieggiante
di fuochi sincroni nel cielo.
La poesia continuerà a cantare
per l'uomo,
a mettere bastoni nelle ruote
delle certezze,
a carezzare la rosa del nostro spirito.
Potente e insopprimibile
ci servirà silenzio e quiete,
giardini tropicali,
spuma e rombo di cascata.
Dichiaro che la poesia
è il desiderio
di eternità infitto nel presente.
(M.C. 8 febbraio 2021)