Che fu per me la poesia
se non universo palpitante,
sentieri di stelle,
vortice tremolante
nel buio costellato,
carezza,
soffio sulla pelle?
Gli occhi trapuntati
vennero a cercarmi,
ricamavano le lenzuola,
candide nel cielo affacciato
alla finestra notturna.
Il sogno respirava sul cuscino
ed io bambino affascinato
scioglievo le vele impazienti
al vento leggero,
sfavillante nel tremolio infinito.
Prati, vertigini di luce,
abissi spumeggianti,
fili di fosforo,
nuvole e piogge primordiali
si inseguivano nella mia mente
trafitta di stupore.
Si faceva l'alba
ma la poesia non se ne andava.
Un mistero
dolce come miele,
coi versi così difficilmente ricercati
e all'improvviso
squadernati ai miei occhi
come un lampo estivo,
un grido taciuto,
una pelle nuova,
un nuovo incendio.
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