domenica 17 aprile 2022

 La pelle ricopre 

i mucchi di cenere della mia coscienza,

fragile involucro

di un dolore

che giorno dopo giorno

cresce

in qualche parte 

qui dentro

a cui non so dare

un nome

una destinazione

un indirizzo.

Come bianche ossa nascoste, 

sotto quella cenere

c'è la mia paura,

gracile e debole

la speranza,

fioca nella luce del mattino,

grigia e sfuggente alla sera.

La notte non porta la pace

ma ancora orride ombre

e pare allontanarsi

col vento impetuoso dei giorni 

quel sogno a cui sono cresciuto

bambino

di pace, di giochi, 

di mani sicure,

di eterni mattini.

Se strappo quel cielo

che padre mi custodiva

non vedo più i prati di stelle

nè limpide costellazioni 

ma solo un pozzo 

di timore

repulsione

raccapriccio.

La guerra si sconta

mestamente

nella voragine delle lacrime.

lunedì 4 aprile 2022

IL VILLAGGIO.


Emergono nella nostra coscienza

con le loro orbite spente.

Vuoti occhi, 

come neri corvi gracchianti,

ci fissano increduli 

vestiti dalla lesta polvere

che ne copre l'irreale immobilità.

Cappelli e giacche qualunque,

una bicicletta,

una scarpa appesa 

alla staccionata dell'orto,

una borsa con pane ed un cavolo

razziati dai cani,

un cratere scuro di pietre e rottami, 

la porta aperta con una carta 

tenue sui muri.

Sulla guerra non splende 

il sole, 

nè il sereno incoraggia

chi sorge dalle case scoperchiate,

fumo e  olezzo di morte occhieggiano,

trionfanti e banali, dalle macerie 

smembrate.

Solo vento e neve custodiscono

il vuoto paesaggio.