La pelle ricopre
i mucchi di cenere della mia coscienza,
fragile involucro
di un dolore
che giorno dopo giorno
cresce
in qualche parte
qui dentro
a cui non so dare
un nome
una destinazione
un indirizzo.
Come bianche ossa nascoste,
sotto quella cenere
c'è la mia paura,
gracile e debole
la speranza,
fioca nella luce del mattino,
grigia e sfuggente alla sera.
La notte non porta la pace
ma ancora orride ombre
e pare allontanarsi
col vento impetuoso dei giorni
quel sogno a cui sono cresciuto
bambino
di pace, di giochi,
di mani sicure,
di eterni mattini.
Se strappo quel cielo
che padre mi custodiva
non vedo più i prati di stelle
nè limpide costellazioni
ma solo un pozzo
di timore
repulsione
raccapriccio.
La guerra si sconta
mestamente
nella voragine delle lacrime.