domenica 17 aprile 2022

 La pelle ricopre 

i mucchi di cenere della mia coscienza,

fragile involucro

di un dolore

che giorno dopo giorno

cresce

in qualche parte 

qui dentro

a cui non so dare

un nome

una destinazione

un indirizzo.

Come bianche ossa nascoste, 

sotto quella cenere

c'è la mia paura,

gracile e debole

la speranza,

fioca nella luce del mattino,

grigia e sfuggente alla sera.

La notte non porta la pace

ma ancora orride ombre

e pare allontanarsi

col vento impetuoso dei giorni 

quel sogno a cui sono cresciuto

bambino

di pace, di giochi, 

di mani sicure,

di eterni mattini.

Se strappo quel cielo

che padre mi custodiva

non vedo più i prati di stelle

nè limpide costellazioni 

ma solo un pozzo 

di timore

repulsione

raccapriccio.

La guerra si sconta

mestamente

nella voragine delle lacrime.

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