lunedì 14 marzo 2022

AVRÒ CURA DI TE.

 AVRÒ CURA DI TE.

Cuore mio

accompagnami lontano dai muri

occhieggianti,

dal nero odore del fumo,

e ci terremo la mano.

Bene mio,

dobbiamo andare via

dal mare di pietre e dalle certezze

dove fu la nostra bella casa,

dove chiara e semplice 

nel sole del mattino 

splendeva la nostra giovane passione.

Non conosciamo il luogo 

nè quando riposeremo,

ci copriremo con la tenue coperta

del nostro coraggio,

ma assieme.

La strada è un calvario

di lance punture

e denti digrignanti,

schiocchi improvvisi

e lampi e corpi senza più luce.

Volta la schiena al dolore

mio amato 

non abbiamo che lacrime,

per il nostro vecchio giardino,

per il tetto bruciato

per i fiori gentili

e le foglie gialle d'autunno,

per il futuro strappato,

per l'idea della pace

sventrata da una baionetta.

Anima mia 

non guardare indietro,

possiamo attraversare l'orizzonte,

costruire con chiodi e legno buono

un'altra vita

ed un'altra speranza.

Dammi la mano ancora,

mio innamorato.

(M.C. 14.3.22)

giovedì 10 marzo 2022

 IO VI DICHIARO PACE.

Non mi convincerete mai 

che un pugno vale più 

di una mano aperta.

Cucirò un vestito coi fazzoletti

della vostra rabbia

e lo affiderò al mare perché

lo porti via.

Sarò capace di piantare frutti

e bacche rosse come il tramonto

e semi minuscoli e grandi

custoditi dalla terra

e un giardino di fiori

dai colori di questo nuovo giorno.

Imparerò la lingua di ogni luogo

perché nessuno possa essermi nemico

e respirerò le vostre armi

per trasformarle in miele.

Nascerà sulle trincee

un ponte

ampio bello e maestoso

per accogliere tutti nella nuova terra

prima ancora che l'armistizio 

venga dichiarato

con campi e case e tetti 

per la nuova umanità.

Con fili e spago legherò 

i nostri abbracci

all'albero più alto

perchè il vento non li strappi via.

Saranno nuvole e

cielo ardente,

carezze sulle ferite,

paracadute di fraternità

foglie per una foresta nuova.

Vi dichiaro la pace

e sarà irresistibile.

mercoledì 2 marzo 2022

INVERNO DELLA GUERRA

 INVERNO.

Sopraffatta dalla violenza bruta 

e inutile 

e insensata 

la ragione tace smarrita, 

orfana e senza più casa. 

La parola non sale più alle labbra,                        confusa nelle lacrime,

il cuore arresta il suo battito

il sorriso di un tempo

giace dimenticato

in un ricordo che pare

lontano

inverosimile

incredulo.

Occhi interroganti scrutano

la nostra coscienza

sguardi vuoti smembrano 

le nostre antiche sicurezze,

un tempo sospeso 

grava sul nostro spirito.

E ancora le branche scure 

di un futuro incerto

paiono inseguirci,

non darci tregua,

nascondere un orizzonte 

dove è sempre tramonto

e mai alba.

Rimane la consolazione  

del sostenersi reciproco 

le mani tra noi strette

il più forte a sorreggere

il più fragile

la speranza che la pace

arrivi

che non sia un simulacro vuoto

ma nuova vita

futura vita

nuovo ridere

nuovo abbracciarsi

nuove lacrime

un sole nuovo.

M.C.