domenica 29 maggio 2011

Il vortice



Ma quando
in quel lontano giorno
mi guardasti trasognata
e mi dicesti d'amarmi,
affogata languida
nei miei occhi,
sapevi il franare
degli anni?
Non conoscevi
la durezza del sogno,
l'inadeguatezza dei giorni,
la rassegnata sopportazione
d'un uomo duro
sprezzante
orgoglioso.

Eppure dicesti d'amarmi
e il dubbio
non ti percosse.

Ho compreso
ma non ingoiato
la moderazione,
ho imparato
il silenzio
ma non l'ho praticato.
Ora che le ore
tracìmano
e il tempo
si è dimezzato,
tu che hai la saggezza,
insegnami.

martedì 24 maggio 2011

Tancredi



"Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica. Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi".

lunedì 23 maggio 2011

Gaia


Il nibbio risale la termica in lente volute. Non batte un colpo d'ala, si lascia trasportare dal calore e pare, visto attraverso il binocolo, assorto o persino addormentato. Ed invece controlla attentamente il territorio, al limitare tra il prato ed il bosco.Non è un gran predatore, il nibbio. Potremmo dire che è l'anello di congiunzione tra gli avvoltoi ed i rapaci: difatti si nutre più facilmente di piccoli animali morti che di prede vive. E questa è anche la sua debolezza, che spesso lo perde e lo mette in pericolo di vita. Perchè, nutrendosi di carogne e servendosi spesso delle discariche, a volte incappa in esche avvelenate, disseminate da qualche idiota per liberarsi degli animali cosiddetti nocivi: volpi principalmente, oppure faine, donnole, cani randagi.
Il nibbio che ci hanno portato il mese scorso era palesemente avvelenato. Aveva una bava nerastra che gli usciva dal becco, gli occhi ormai bianchi strabuzzati all'indietro, un'espressione quasi di meraviglia e di sorpresa. Bello, nel suo piumaggio sgargiante nero e marrone, affascinante nella sua stazza e nella sua potenza, manifestata dalle zampe solide e dagli artigli acuminati. Era scosso da tremiti e da violente convulsioni; ogni tanto provava a spalancare le ali imponenti, ma senza successo. Poi, all'improvviso, s'è irrigidito, ha lanciato un flebile chiiuu ed è rimasto immobile.
Che destino atroce.
I nibbi non sono uccelli stanziali, ma migratori. Il nostro esemplare era da poco arrivato dal lungo viaggio che compie due volte all'anno. In autunno si raduna in piccoli stormi assieme ai suoi simili ed un certo giorno, rispondendo all'istinto e ad un ordine imperioso, prende la via del sud, valicando le Alpi a grande altezza. Di giorno si fa guidare dai corsi d'acqua o dalle catene montuose seguendo una mappa impressa nel suo cervello da migliaia di generazioni. Di notte, se gli capita di volare, si fa guidare dalle stelle, come tutti gli altri migratori o seguendo il magnetismo terrestre che regola così profondamente la vita di tutti gli esseri viventi.
Ebbene, il nostro nibbio aveva appena terminato la migrazione primaverile che l'aveva riportato a ritroso dal Sahel, luogo della nidificazione invernale, attraverso la penisola iberica sino ai nostri boschi. Cinquemila chilometri per venire a morire avvelenato, qui,  in un giorno di tiepido sole primaverile.

Spesso mi domando che diritto abbiamo di violentare così brutalmente la natura e le sue leggi.
Dicono che ci sono animali nocivi e pericolosi: ma pericolosi e nocivi per chi? Sulla Terra l'unica specie nociva, inutile e pericolosa è quella umana. Tutto il resto vive e muore secondo  le eterne leggi della Natura, il vero unico dio che muove da miliardi di anni, con un motore sincrono e perfetto, il pianeta e l'universo.
Noi uomini vogliamo umanizzare la natura e gli animali. Ma essi non rispondono ad alcun criterio se non a quello della riproduzione della specie e della sopravvivenza.  Gli animali non sono nè pericolosi nè crudeli nè assassini. E nemmeno cattivi. Il predatore cattura la preda più debole e più indifesa, la più piccola e la plù facile, perchè se è vero che devono vivere i piccoli di cervo e di cinghiale è altrettranto vero che devono vivere anche i piccoli di lupo. Solo l'uomo, che è l'unico essere sul pianeta ad avere coscienza di sè e del suo esistere,  risponde a leggi ed imperativi morali.
La Natura non è morale od immorale: è giusta. Ha ragione quel passo del Vangelo che dice che c'è più sapienza in un chicco di riso che in tutte le biblioteche del mondo.
Qual è il mistero che consente da dozzine di milioni d'anni il volo degli uccelli? E quale il meccanismo perfetto che impedisce alla Luna di cadere sulla Terra? Eppure esse ruotano l'una attorno all'altra  con una precisione cronometrica, e tutt'e due attorno al Sole, ed il sistema solare si muove nella Galassia, ed essa avanza solenne verso un punto imperscrutabile dell'Universo, all'infinito. Non si tratta solo di leggi fisiche, c'è una meraviglia, uno stupore, una profondità che noi non siamo in grado di comprendere se non per approssimazione.
Chi siamo noi per mettere in dubbio o per contrastare queste leggi?
La superbia perderà la specie umana. Il peccato di superbia è il più grave ed imperdonabile in cui possiamo incorrere, perchè ci mette contro il tempo e la natura.

Intanto su nel cielo il nostro nibbio, quello vivo, ha visto qualcosa: si ferma in volo, richiude le ali e si getta con una fulminea picchiata verso il suolo, sulla sua preda: un topo o magari un'arvicola. Incosciente del mondo e dell'universo eppure insostituibile nell'immensa ruota della vita.            

sabato 21 maggio 2011

Ode al coltello


Ho un coltello.
Col manico d'osso
e la lama levigata
e lucente.
Fa nobile  il legno,
taglia la frutta e la carne,
alloggia austero
nella sua guaina attillata
di cuoio.

Ed ho un amico
che con l'olio ed il fuoco
ha forgiato paziente
il suo ferro
piegando la natura
all'ingegno.
Donato è un anarchico,
che illumina
con la sapienza
dei classici
la dolcezza
della libertà
ch'è difficile a farsi.

La vampata.


Spio la calura
nascosto dietro
le imposte,
invisibile nella penombra
alla gente che passa.
Rubo i sorrisi
delle donne,
il bisbiglìo confuso
di  amanti abbracciati
nel portone
barocco di fronte
alla chiesa,
intuisco
i giocatori di carte
annoiati nei portici
a bere caffè.
Zampilla eterna la fontana,
un cane beve
con metodo.

Tu ormai sei lontana
tra i monti eterei
che galleggiano
sul tremolio della pianura;
la brezza rapisce
la mosca posata
sul tavolo apparecchiato.
Per me solo.

venerdì 20 maggio 2011

Memoria.


Confondo le cose
nel ricordo.

Forse un giorno
mi dicesti
che il vino saliva
dalle botti
e che le labbra
come fragole carnose
addolcivano
la vita.
Forse mi parlasti
delle strade che odoravano
di cuoio e di gerani
e delle vesti fluenti
che occhieggiavano al vento
delle sere tiepide.

Ci sosteneva allora
il sogno
e la speranza.

Ma venne il disincanto
e i nostri volti
conobbero la terra:
ora il vino s'è fatto
amaro
e le labbra
si sono rinserrate.

Confondo le cose
nel ricordo.

giovedì 19 maggio 2011

Sopravvivenza



Tu come un'ape
industriosa
avvolgi le mie giornate
morte.

Io che non mi riconosco
nell'onda fluente
di quest'arida esistenza
sopravvivo
grazie al tuo ronzio,
ed il naufragio
sulla spiaggia sconosciuta
che pur intravedo
all'orizzonte,
s'allontana.

Perduto come sono
dietro
al tuo miele
e al tuo profumo.

Decenni


Che cerchi
quando
ti specchi
e ti riconosci
appena,
quando ti volti pauroso
a guardare
il tempo inaridito
trascorso non sai come?

Hai ingannato la vita
inseguendo
l'orizzonte
che fuggiva.

Hai fatto
dei tuoi anni
un simulacro
vuoto
di sorrisi.

mercoledì 18 maggio 2011

Notte


Stelle e pianeti
attraversano il cielo
notturno
come favole
ancestrali.
Il vento lustra
lo sfavillio
che occhieggia
tra i rami
crepitanti.