sabato 19 novembre 2022

 E INVECE SONO FRAGILE.

In questo buio che incombe,

che ha cacciato il sole oltre l'orizzonte,

ho smarrito la mappa per tornare

e mi perdo nell'arabesco 

di strade sconosciute.

Cerco il fuoco con affanno, 

lo spazio certo dei miei antichi luoghi,

un silenzio che mi protegga ancora.

Trionfa invece l'inganno del tempo,

il vuoto di ogni cosa,

l'idea dell'inutilità 

di coltivare la speranza.


Il gomitolo dei pensieri diventa

inestricabile

pesante

doloroso,

mentre l'ombra di cui, bambino, 

non temevo la presenza

oggi mi sovrasta irriverente

e sebbene ne conosca la vacuità

mi rende impaurito.


Ma voglio tentare ancora.

Lasciatemi stare 

nel mio angolo,

qui dove nessuno vede,

sotto il mesto tremolio

di un cielo ignoto,

ch'io provi a vivere

e sorridere di nuovo.

Della vita, ho imparato,

 si paga il conto da soli.

lunedì 5 settembre 2022

 Tu non sai bambina

la meraviglia

della tua mano che cresce 

sicura nella mia

giorno dopo giorno,

l'incanto dei tuoi giochi spiati,

delle tue corse leggere,

del tuo sorriso liquido,

delle ore passate insieme.

Non conosci l'inganno degli anni

per te leggeri

e per me grevi e insuperabili 

nè il tremore che provo

nelle tue paure e nel tuo pianto.

Come un gabbiano leggero

sostieni la mia vita,

intuisco i sogni 

che attraversano il tuo sguardo 

limpido e innocente,

le tue piccole speranze,

la fiducia che in me riponi.

Ma son io invece che ho bisogno, 

io che non vedrò la fine, 

io che mi struggo

nella tuo ignaro arcobaleno

riposto nel futuro.

Chissà se mai ricorderai 

la mia fragilità, la mia debolezza

ed il mio supremo amore...

(M.C.)

domenica 12 giugno 2022

SICILIA


Schiuma tempestosa e scintillante
ti fé nascere dai turbini 
del mare antico,
greco di calura immota,
e prora ardita ti fecondò
che ancor disegna l'onde
tra i lidi d'Africa e Tirreno.
Dal golfo argenteo di Venere
trai forza e bellezza
e vento e fuoco 
scolpiscono il tuo incanto
di profumi  avvolta 
come dea di fianchi generosi.
Promessa di olio e vigne
e messi occhieggianti
il pomeriggio di cicale,
t'ergi solenne 
all'orizzonte vaporoso
dei vulcani 
e rinnovi il mito del dio fenicio
che vergine ti volle
perla e stella
nel mare prodigioso.
Nè i giorni nostri
feriscono la tua fierezza
nobile di antica stirpe,
e rinnovi di Odisseo le favole,
immobile nell'eterno specchio
del tuo essere immortale.

venerdì 20 maggio 2022

 Il vento stanotte 

occhiaggiava tra le stelle, 

ed il dialogo sommesso con il bosco, circondato dal mistero scintillante, 

è entrato sin nella mia camera.

Ho sentito sul cuscino l'ardore 

del suo racconto,

la suadente promessa ingannatrice

del suo mito circonfuso, 

quasi una fiaba antica

o una fiammella tremula

che rischiara il buio incerto

che la circonda.

Improvvise le persiane 

hanno filtrato i raggi 

della luna impudica 

ed un arabesco amoroso

ha circuito il corpo

dormiente

di lei, col suo respiro tiepido,

la sua fronte percorsa

forse da impetuosi sogni,

un lieve moto delle palpebre,

la certezza della vita quieta,

condivisa nel mormorio dei giorni.

domenica 17 aprile 2022

 La pelle ricopre 

i mucchi di cenere della mia coscienza,

fragile involucro

di un dolore

che giorno dopo giorno

cresce

in qualche parte 

qui dentro

a cui non so dare

un nome

una destinazione

un indirizzo.

Come bianche ossa nascoste, 

sotto quella cenere

c'è la mia paura,

gracile e debole

la speranza,

fioca nella luce del mattino,

grigia e sfuggente alla sera.

La notte non porta la pace

ma ancora orride ombre

e pare allontanarsi

col vento impetuoso dei giorni 

quel sogno a cui sono cresciuto

bambino

di pace, di giochi, 

di mani sicure,

di eterni mattini.

Se strappo quel cielo

che padre mi custodiva

non vedo più i prati di stelle

nè limpide costellazioni 

ma solo un pozzo 

di timore

repulsione

raccapriccio.

La guerra si sconta

mestamente

nella voragine delle lacrime.

lunedì 4 aprile 2022

IL VILLAGGIO.


Emergono nella nostra coscienza

con le loro orbite spente.

Vuoti occhi, 

come neri corvi gracchianti,

ci fissano increduli 

vestiti dalla lesta polvere

che ne copre l'irreale immobilità.

Cappelli e giacche qualunque,

una bicicletta,

una scarpa appesa 

alla staccionata dell'orto,

una borsa con pane ed un cavolo

razziati dai cani,

un cratere scuro di pietre e rottami, 

la porta aperta con una carta 

tenue sui muri.

Sulla guerra non splende 

il sole, 

nè il sereno incoraggia

chi sorge dalle case scoperchiate,

fumo e  olezzo di morte occhieggiano,

trionfanti e banali, dalle macerie 

smembrate.

Solo vento e neve custodiscono

il vuoto paesaggio.

lunedì 14 marzo 2022

AVRÒ CURA DI TE.

 AVRÒ CURA DI TE.

Cuore mio

accompagnami lontano dai muri

occhieggianti,

dal nero odore del fumo,

e ci terremo la mano.

Bene mio,

dobbiamo andare via

dal mare di pietre e dalle certezze

dove fu la nostra bella casa,

dove chiara e semplice 

nel sole del mattino 

splendeva la nostra giovane passione.

Non conosciamo il luogo 

nè quando riposeremo,

ci copriremo con la tenue coperta

del nostro coraggio,

ma assieme.

La strada è un calvario

di lance punture

e denti digrignanti,

schiocchi improvvisi

e lampi e corpi senza più luce.

Volta la schiena al dolore

mio amato 

non abbiamo che lacrime,

per il nostro vecchio giardino,

per il tetto bruciato

per i fiori gentili

e le foglie gialle d'autunno,

per il futuro strappato,

per l'idea della pace

sventrata da una baionetta.

Anima mia 

non guardare indietro,

possiamo attraversare l'orizzonte,

costruire con chiodi e legno buono

un'altra vita

ed un'altra speranza.

Dammi la mano ancora,

mio innamorato.

(M.C. 14.3.22)

giovedì 10 marzo 2022

 IO VI DICHIARO PACE.

Non mi convincerete mai 

che un pugno vale più 

di una mano aperta.

Cucirò un vestito coi fazzoletti

della vostra rabbia

e lo affiderò al mare perché

lo porti via.

Sarò capace di piantare frutti

e bacche rosse come il tramonto

e semi minuscoli e grandi

custoditi dalla terra

e un giardino di fiori

dai colori di questo nuovo giorno.

Imparerò la lingua di ogni luogo

perché nessuno possa essermi nemico

e respirerò le vostre armi

per trasformarle in miele.

Nascerà sulle trincee

un ponte

ampio bello e maestoso

per accogliere tutti nella nuova terra

prima ancora che l'armistizio 

venga dichiarato

con campi e case e tetti 

per la nuova umanità.

Con fili e spago legherò 

i nostri abbracci

all'albero più alto

perchè il vento non li strappi via.

Saranno nuvole e

cielo ardente,

carezze sulle ferite,

paracadute di fraternità

foglie per una foresta nuova.

Vi dichiaro la pace

e sarà irresistibile.

mercoledì 2 marzo 2022

INVERNO DELLA GUERRA

 INVERNO.

Sopraffatta dalla violenza bruta 

e inutile 

e insensata 

la ragione tace smarrita, 

orfana e senza più casa. 

La parola non sale più alle labbra,                        confusa nelle lacrime,

il cuore arresta il suo battito

il sorriso di un tempo

giace dimenticato

in un ricordo che pare

lontano

inverosimile

incredulo.

Occhi interroganti scrutano

la nostra coscienza

sguardi vuoti smembrano 

le nostre antiche sicurezze,

un tempo sospeso 

grava sul nostro spirito.

E ancora le branche scure 

di un futuro incerto

paiono inseguirci,

non darci tregua,

nascondere un orizzonte 

dove è sempre tramonto

e mai alba.

Rimane la consolazione  

del sostenersi reciproco 

le mani tra noi strette

il più forte a sorreggere

il più fragile

la speranza che la pace

arrivi

che non sia un simulacro vuoto

ma nuova vita

futura vita

nuovo ridere

nuovo abbracciarsi

nuove lacrime

un sole nuovo.

M.C.

giovedì 10 febbraio 2022

 Non riesco a smuovere il tuo cuore, 

a portarlo in un campo di fragole

a farlo camminare 

con passi leggeri

nei campi del cielo.

A farlo accarezzare

dal vento di primavera.

Eppure abbiamo un giardino comune

di cui abbiamo entrambi

la chiave.

Ma io me ne scordo

e lascio il cancello sempre aperto

perche tu possa entrare

senza fatica 

e raccoglierne i fiori.

Il sentimento è un sorriso colorato

come quelle primule e quelle viole 

che non lasciano i petali alla terra

ma col loro splendore sostengono le nuvole.

Se hai gli occhi leggeri

li ho anch'io 

se in essi scende la sera

anche i miei si oscurano.

Qui c'è una mano 

che si tende

che non chiude mai 

il cancello

forse perchè non è vero

che si dimentica

ma perché vuole alleviare la fatica

dell'aprirlo.

giovedì 20 gennaio 2022

 Quando non ci sarò più 

tutto tornerà a casa.

Il respiro si farà aria 

impalpabile e fine,

il sangue  conoscerà l'acqua

sorella d'ogni cosa,

la carne sarà terra feconda

per altri nutrimenti,

la mente occhieggerà nel fuoco

indistruttibile.

E lo spirito

dimorerà nel vuoto

dove nulla è forma.

Nè coscienza,

nè estinzione

nè percezione

nè amore

nè non amore.

Nè morte, realizzazione

o paura. 

Viaggio nel vuoto,

accettazione finalmente

dell"immobilità.


 Perché hai chiuso il tuo cuore

dietro un cancello?

Non senti il vento che spazza

le favole dal cielo

e spalanca un nuovo tremolio

sfavillante?

Non vedi quell'ombra leggera

che custodisce la luce limpida

del primo mattino?

Le foglie cadendo spezzano

il silenzio,

fili di verde smeraldino 

occhieggiano nel prato,

la rugiada li riveste di ghiaccio

cristallino.

Hai le chiavi di quel cancello,

sono nelle tue tasche,

invitale ad aprirlo,

rompi la gabbia del cuore.

Non hai che questa vita:

stropicciala, 

suona la sua campana, 

nel lento cammino sorridile.

lunedì 3 gennaio 2022

 INVERNO.

I sogni crepitano in alto

oltre le cime intuite dei monti

nel mistero notturno dei boschi

tra le fronde ossute come dita di morti,

nell'erba rada d'inverno 

che rivela e disegna la forma del vento.

È la luna che bagna d'argento 

ogni cosa 

è la brina che veste sentieri e tracce recenti

è il richiamo dei voli notturni 

il frusciare sommesso sotto le foglie

un abbaiare lontano,

un tronco che schiocca ferito dal gelo

che custodisce i miei passi.

La promessa dell'alba è lontana

le favole ancora interrogano 

il silenzio

c'è ancora tempo per vivere

quel crepitio, 

quell'ardente bellezza

quel campo infinito 

di tremuli chimere che mi sovrasta.