mercoledì 31 maggio 2017

FATICA


Conosco il silenzio
della parete
sospesa nell'etereo cielo
sfiorata dal vento
ruvida di granito
e licheni
spezzata da salti
e tetti e fratture
sfuggente nell'ombra
smagliante nel sole.
Conosco la mano nervosa
che cerca l'appiglio,
e tèndini
e pelle lucente di muscoli.
Conosco lo scatto del cuore
le gambe che tremano,
il ventre incollato alla pietra
il ronzio della fune
che percuote la roccia.
E chiodi e passaggi
e sudore e tremore
e paura
e fatica
ed ancora silenzio.
Ma conosco il trionfo,
l'uscita finale,
l'aperto orizzonte,
l'abbraccio del compagno,
il sale delle lacrime
il ringraziamento
al Dio che ci ha uniti,
il desiderio del volo
nel vuoto infinito
Conosco la gioia.

martedì 30 maggio 2017

LEI

LEI
Cammina, è una cerva flessuosa
Profuma, è un'orchidea nella penombra
Sorride, è un lampo iridescente.
Circondo la sua collina
con braccia imploranti
mentre il suo verde dischiuso
sale alle labbra ed agli occhi
salati.
Disegno linee incerte
sulla seta del suo golfo ardente
bevo dal suo calice ambrato,
immergo il mio desiderio
nel suo sogno.
Lei distende le ciglia
orgogliosa del maschio
e le gambe hanno un tremito
ed i fianchi hanno un tremito
ed in quel cielo mi perdo.

giovedì 25 maggio 2017

TEMPO.

Lo specchio non racconta
l'arabesco dei tuoi sogni.
Come una spiga di giugno
silenziosa trascorri la  vita,
il vento non ti ferisce,
il sole coltiva
puntuale
 la tua matura bellezza.
Cammini solitaria
nelle geometrie
dei tuoi viali perduti,
non ti scalfisce il tempo,
l'ombra non ti sopravanza.
Sei il mistero
e la mia inquietudine,
la pace che disarma
le mie guerre inutili.

CON TENEREZZA.

"Certo" pensa lei, "che quello di ieri sera è stato proprio un maleducato. Sentivo che diceva d'amarla, che senza di lei non avrebbe proprio potuto più vivere. Poi invece, quando s'è presentato alla mia porta  ed io non volevo farlo entrare, è stato brutale e violento. In un attimo è cresciuto, alto, minaccioso, la testa arrogante. Non mi ha chiesto il permesso, non mi sono nemmeno potuta preparare, è entrato e basta. Mi faceva male, aveva solo fretta, ed io avevo i muscoli tesi tesi, come una corda di violino. In due minuti tutto era già finito, e meno male.
Con LUI, però, il mio LUI, quello sui cui la mia padrona fa dei pensieri così licenziosi, con LUI è tutta un'altra cosa. Dice che solo al pensarmi, a pensare al mio profumo, gli vengono i brividini. Ed è vero. Quando si avvicina è un bambino tenero, morbido, rilassato. Mi fa tenerezza. Si alza lentamente, quasi fosse intimidito. Ma se mi allontano non mi segue, se ne sta lì tranquillo, sà che mi avrà. Perchè io SI lo voglio. Ma con delicatezza. Il suo padrone sa come farmi sciogliere. Avvicina la lingua, mi solletica, gioca, sugge, sussurra paroline all'orecchio della mia padrona. Poi quando lei vuole voglio anch'io. Anche lui si erge, come quello di ieri sera, quasi minaccioso, le venuzze che vibrano, la testa arrogante. Ma che bellezza. Non c'è bisogno di prenderla a calci la mia porta, è già aperta. Egli entra e non va subito nel  profondo, quasi esita. Lo avvolgo languidamente, lo stringo. A volte esce. Mi fa tremare, vibro, palpito, lo chiamo, lo imploro ed egli torna. Che paradiso  quell'irruenza così dolce. Ed in paradiso ci vado anche tre o quattro volte. Il suo padrone è attento ma deciso. Dice un sacco di porcherie nelle orecchie della mia signora, ma lei sembra esserne così felice. Danzano assieme,  si sfiorano, tremano, palpitano, ed io vorrei che non finisse mai. Quand'è ora anche LUI perde la testa, la natura è così, è bella perchè è così.  Si agita, accelera, rallenta un poco, poi sempre più forte.....Poi, poi, poi!!! Ah poi, che arcobaleno, che tempesta, che mare spumeggiante, che vertigine!!
Dopo, mi commuove quando ritorna piccolino, e quando esce dalla porta mi sento incompleta, triste, privata della leggerezza e della bellezza. ed attendo romantica (proprio come la mia padrona) il suo prossimo incontro.
Spero che alla mia padrona sia servita la lezione di ieri sera, mai fidarsi di chi ti dice solo amore amore. Vai nel profondo, guardalo negli occhi, odoralo, studialo, parlagli. Non avere fretta,. Solo così non ti sbaglierai mai."

mercoledì 24 maggio 2017

IL GIOCO

La intuisco al confine dell'ombra.
Curiosa mi osserva
nudo
sul suo letto sfatto,
sazio,
estraneo,
appagato.
Non fu così, prima.
La rossa orchidea fioriva
tra i pani maturi
prepotente
arrogante
palpitante
carezzata 
dalla forza maschile,
elastica,
carnale.
Non fu così, prima.
Fianchi setosi
e seni occhieggianti
tentarono
lo sguardo dell'uomo,
disponibili,
ammiccanti,
irridenti.
Curiosa ancora mi osserva
non paga,
carezza il suo
ed il mio desiderio,
sussulta,
si inarca,
ricade sfinita.
Sorride da sola.

martedì 23 maggio 2017

AHI, MIA!

Lui:  Sei sveglia?
Lei:  Dormivo
Lui:   Dormivi?
Lei:  Sono le 3
Lui:  Scusami
Lei:  Non ti scuso
Lui:  Ti tengo la mano
Lei: (ridacchiando) Non è la mano
Lui:  E' morbida
Lei:  Ma non ne ha voglia
Lui:  E' un pesca
Lei:  Succulenta?
Lui:  Setosa
Lei:  Piccola?
Lui:  Piccolina
Lei: Nella tu mano si
Lui:  Voliamo?
Lei:  Non ho le ali
Lui:  Le ho io  per te
Lei:  Allora si
Lui:  Mare sconosciuto
Lei:  Adulatore
Lui:  Voglio berti
Lei:  Si, bevimi
Lui:  Ti amo
Lei:  Mi ami?
Lui:  Non ti lascerò mai
Lei:  Bevimi forza!
Lui: Ahi, mia!
Lei: Ahi mio, mio!
Lui:  Ahi ancora!
Lei: Con dolcezza
Lui:  Mia luna
Lei:  Mio uomo
Lui:  Ha girato tutto
Lei:  Ha girato tutto
Lui:  Ora però sono triste
Lei:  Non andartene
Lui:  Sono stanco
Lei:  Non andartene
Lui:  Moriro'
Lei:  Moriamo assieme
Lui:  Per sempre
Lei:  Per sempre
Lui:  Guida tu
Lei:  Ahi Mio!
Lui:  Ahi Mia!

lunedì 22 maggio 2017

IO CONOSCO

Sei tonda e liscia come una mela carnale.
La luce non ti offende
e non nasconde ai miei occhi
l'eccitazione della tua luna piena.
Così ti videro gli amanti
quando sorgesti dall'ardente combattimento marino?
Nuda
scolpita d'etereo bronzo
coltivi il mistero
di ostrica palpitante
dischiusa allo sguardo.
Gli amanti sì ti videro,
essi nutrirono il
ma io solo posseggo la mappa
del tuo  ansare leggero
del tuo umido cuore
del mistero che racchiude
la tua luna.

sabato 20 maggio 2017

SOGNO


Conosco un luogo nel profondo
con nuvole e acqua, 
gabbiani occhiuti,
 fragore spumeggiante,
iridi, 
diamanti,
miraggi di vele, sogni 
e orizzonti palpitanti.
E scisti di cobalto, 
respiri di donna con carezze, 
tremiti di corallo,
acque ignote,
erbe smeraldine, 
orgasmi.

venerdì 12 maggio 2017

CRITICA DELLA RAGION PRATICA

Due cose riempiono il mio animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria. Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di creatura animale che deve restituire al pianeta (un semplice punto nell’Universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista per breve tempo (e non si sa come) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e anche dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può riferire dalla determinazione conforme ai fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all’infinito.

DODICI MAGGIO 2015.
Quando varcasti,
madre,
l'ultima soglia
non credetti, no,
che fosse per sempre.
La morte ti dava un viso
solenne, dormiente.
Sorgesti in un'epoca buia,
i tuoi giovani anni
offesi da guerre e miseria,
ma non chinasti lo sguardo.
Ti conobbi per il sorriso,
per il tuo canto lieve
che illuminava i miei occhi,
per l'amore che mi rendeva sicuro.
Poi fu la vita a spegnere il canto,
il tuo viso si fece severo
la voce più ferma,
la stella nel cielo più fioca
piegando sull'orizzonte.
Vincesti tutte le battaglie,
perdesti l'ultima, definitiva.
Oggi ti ricordo così,
oggi e per sempre.
Il capo non chino,
sommessa ma fiera.
Indimenticabile.

venerdì 5 maggio 2017