VIENI.
Vieni a piantare una rosa
nei miei sogni.
Ho un giardino solitario
che aspetta il palpito
della tua voce.
Aiuole vuote di colore
si susseguono nei viali
silenziosi,
ed il grigio prevale
mesto dove un giorno
ci fu il tuo ridere argentino.
La siepe sorveglia inutilmente
il ricordo di quei passi,
di quegli abbracci,
di quell'amore semplice
che fu.
Mancano le colonne candide
delle tue gambe,
le tue braccia che recavano
la luce del mattino,
mancano le tue labbra
di rossa tenebra profonda.
Ridammi il sorriso,
ridammi il fremito
o la sua parvenza.
Ma sorgi ancora in me.
giovedì 12 dicembre 2019
Cos'è la poesia?
Non c'è risposta certa.
No, non conosco il trasporto
o l'animo degli altri.
E nemmeno se il fiore
illanguidisca il cuore
o se, alle cinque della sera,
l'ossido davvero seminò
cristallo e nichel.
Non so se avesse poi ragione
Gabriel,
o Pablo o Rafael.
La poesia venne a me
o forse la chiamai.
Un cielo squadernato
di favole ed ardori
mi apparve all'improvviso.
E costellazioni limpide lontane,
sbuffi di cinereo cobalto,
discese nel profondo,
colpi d'ala nell'immutato
azzurro.
Così fu la poesia.
Un mondo indovinato
con occhi differenti,
una farfalla che vede
il sole e si innamora.
Non c'è risposta certa.
No, non conosco il trasporto
o l'animo degli altri.
E nemmeno se il fiore
illanguidisca il cuore
o se, alle cinque della sera,
l'ossido davvero seminò
cristallo e nichel.
Non so se avesse poi ragione
Gabriel,
o Pablo o Rafael.
La poesia venne a me
o forse la chiamai.
Un cielo squadernato
di favole ed ardori
mi apparve all'improvviso.
E costellazioni limpide lontane,
sbuffi di cinereo cobalto,
discese nel profondo,
colpi d'ala nell'immutato
azzurro.
Così fu la poesia.
Un mondo indovinato
con occhi differenti,
una farfalla che vede
il sole e si innamora.
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