giovedì 16 gennaio 2020

L'ALBA

L'alba non è per tutti.
È il tacere attento
dell'erba  e del pruno
Il levarsi guardingo
del capriolo dal bosco
lo schiocco
del gelo sui rami.
Lo sguardo ferma
la luce
invita la campana al suono
veste il silenzio.
Ma si può attraversare
 l'incanto ed il bosco
senza vedere,
vivere i giorni senza sapere
rincorrere il desiderio
senza placarlo.
Così,
nel brusio di una radio
mai spenta,
inascoltata, inutile.
L'alba è un premio
che si guadagna

IL TRASPORTO UNGHERESE.


Le ruote gemettero come fosse vetro
Le porte si aprirono come fosse festa
Il treno soffiò come fosse sazio
I bambini quieti come fosse sabato
Le donne mute come in un presagio
Gli sgherri risero come fosse  circo
Le  fruste morsero come fosse carne
I cani abbaiarono come fosse un ordine
La colonna marciò sulla banchina umida
Alle baracche giunsero come fosse casa
Gli abiti lasciarono colme di vergogna
I figli strinsero al seno freddo e vuoto
Nude tremanti perchè era orribile.
Nello stanzone entrarono come fosse gregge
Silenzio fecero come in una attesa
Gli occhi negli occhi come fosse l'ultima.
Il gas scese come fosse acqua
I corpi tremarono boccheggiando vita
Il nero cadde come fosse semplice
Il vento soffiò come fosse immemore
Lo spirito venne come fosse madre
La morte scese come fosse morte

(In memoria delle 800 donne e bambini trucidati ad Auschwitz nel tranquillo  pomeriggio di venerdì 8 settembre 1944)

martedì 14 gennaio 2020

IL VIAGGIO

Appoggiato al pruno
Respiro il vento.
Le foglie
Raggiungono la terra
E l'albero
Rivela le sue trame
Nude
Nell'orizzonte quieto
D'ell'autunno.
Custode sarà il freddo
Paziente
e necessario
E nel viaggio
Tornerà la neve
E il gelo mattutino
E albe terse primordiali.
Per un sole nuovo
Per un nuovo inizio
Per un  albero bambino
Nutrito delle foglie
Che son di nuovo legno
E linfa nuova
Nell'eterna ruota
Del mai creato
E del senza fine

PRIVILEGIO

Che privilegio
non dormire la notte.
Sento il lupo
chiamare la luna
giù basso nel bosco.
Il vento parla col rivo
quieto
tra canne
e frusci sommessi.
È tempo di andare,
con passi nuovi
nel bianco lucore
di stelle
nell'alba ancora lontana
nel freddo che avvolge,
nel sogno
che ancora ci brucia
e che arde nel cielo.

INCENDIO


Ho passato il mio tempo
a seminare stelle,
le ha nutrite
il vento terso d'inverno,
ed ora
nuovi fili di fosforo
trafiggono il buio.
Ma vedi
è il tempo del raccolto:
stanotte
mi inginocchierò
nei campi del cielo
e nel silenzio
colmerò le mie mani