domenica 31 luglio 2011

IL PUNTO DI CONTATTO, 3



"Si chiamava Beatriz Serrano ed aveva allora 38 anni.  Era nata a Valencia, in Spagna, da padre e madre spagnoli e laggiu' era vissuta sino ai venticinque anni. Il padre, Moises, era un antiquario molto conosciuto in città che aveva ereditato dal nonno materno la passione per le cose antiche e la bottega, situata in Calle del Convento de la Puridad, a ridosso del real monastero di clausura delle Clarisse francescane. Un uomo benestante, il cui cruccio era l'aver avuto un'unica figlia, che aveva chiamato come sua madre. Sua moglie, Almundina Sanz, non se n'era invece mai lagnata ed in cuor suo ringraziava il Padreterno di non averle dato altri figli. La loro esistenza trascorreva serena e senza scosse e s'erano potuti permettere di mandare la figlia, non appena compiuti i dodici anni, al collegio femminile delle Religiosas Esclavas de Maria Immaculada, quello che durante la guerra civile rischiò di essere incendiato dagli anarchici ma che naturalmente ebbe grande diffusione e successo durante il franchismo. La sua fondatrice, Juana Maria Condesa Lluch, è stata beatificata, se non sbaglio nel 2003,  dal vostro papa Woityla.  M'han detto che quel soggetto è andato nel 1987 a Santiago a benedire la Moneda ed è apparso al balcone col bandito Pinochet."
"Sì che è vero" ribattei io "Il viaggio fu organizzato dall'allora nunzio apostolico in Cile, Sodano, ora segretario di Stato vaticano. Lo stesso che, nel 1993, si adoperò per inviare al dittatore cileno i fervidi auguri papali per il suo cinquantesimo anniversario delle nozze. Dovrei persino avere da qualche parte copia di quelle missive, apparse sui quotidiani cileni di allora". 
Detto ciò mi arrampicai sulla scala di legno appoggiata alla biblioteca ed in pochi minuti venni in possesso di una copia del quotidiano El Mercurio nella quale il vanitoso Pinochet rendeva noto il testo delle missive Vaticane.
"Ecco qua", dissi piuttosto orgoglioso.
 "«Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine», scrive senza alcun imbarazzo il Papa, «con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. Firmato: Giovanni Paolo II
Ma ciò è poco in confronto a quel che scrive calorosamente il cardinal Sodano. Il cardinale scrive di aver ricevuto dal pontefice «il compito di far pervenire a Sua Eccellenza e alla sua distinta sposa l'autografo pontificio qui accluso, come espressione di particolare benevolenza». Aggiunge: «Sua Santità conserva il commosso ricordo del suo incontro con i membri della sua famiglia in occasione della sua straordinaria visita pastorale in Cile». E conclude, riaffermando al signor Generale, «l'espressione della mia più alta e distinta considerazione»"
Pablo mi guardò esterrefatto e sbottò amaramente "Meno male che sono morto prima e non l'ho visto....Ma non divaghiamo, che la storia è lunga. Recriminare, almeno per me ormai, non serve piu' a nulla".
"Stavo dicendo, dunque, di Beatriz e del suo ingresso al collegio delle monache. Beatriz era, all'apparenza,  una ragazza  docile e sottomessa e si sottopose di buon grado, almeno all'inizio, alla disciplina conventuale della scuola religiosa. Ma dopo pochi mesi  iniziarono i suoi attriti con le monache. Inizialmente causati dal suo poco interesse per alcune delle materie insegnate: economia domestica e cucina, ad esempio e successivamente da una sua certa tendenza alla divagazione ed alla fantasia, difetto terribile, quest'ultimo, in una giovane dell'epoca, almeno secondo le monache. Una ragazza, pensavano ed insegnavano, deve avere la dote dell'umiltà e della sottomissione e deve saper stare al proprio posto. Il suo regno sarà la casa. La fantasia suggerisce cattivi pensieri e non deve trovare alcun  posto nel suoruolo di futura sposa e di madre.      

IL PUNTO DI CONTATTO - 2 - Capitolo primo. Pablo


Trovai Pablo in biblioteca, seduto in una poltrona vicino alla finestra, dalla quale entrava una luce lieve e quasi irreale che  sottolineava con delicatezza la  sua figura curva e la testa  incanutita dagli anni. Sembrava che  lo vedessi in quel momento per la prima volta: il tempo aveva lavorato pesantemente sul suo aspetto ed è davvero inspiegabile come io avessi invece potuto, per decenni, continuare a guardarlo con gli occhi della fantasia: giovanile ed ancora prestante. Mai avrei  immaginato che si potesse continuare ad invecchiare anche dopo morti.

Vivo non l'avevo invece mai conosciuto, se non da lontano,  ma lo incontrai da morto poco prima che chiudessero la bara ed iniziassero quei dolenti e terribili funerali che si dipanarono per le vie di  Santiago cupa e silenziosa, ormai schiacciata dal terrore degli sgherri di Pinochet.
Era il 23 settembre 1973.
Gli avevano devastato la casa, distrutto  i mobili, sventrato i letti e le poltrone. Non uno dei sui libri era stato lasciato al suo posto, a terra giacevano ammucchiati e bruciacchiati i ricordi di una vita. Le lancette di un  vecchio orologio a pendolo erano state conficcate nel  ritratto di Matilde, in mezzo agli occhi, l'unico che ancora campeggiava, nell'entrata, appeso al muro. Aperte le gabbie degli uccellini multicolori che lui amava, spaccati i vasi di fiori che ornavano i balconi, scempiata la sua scrivania con escrementi ed urina.
Matilde, in un angolo, muta e piegata, assisteva i due uomini che sigillavano il coperchio della bara.
Poi partimmo per le strade in discesa, verso il barrio antico ed il mare.
La bara davanti, portata a spalle dagli amici, e dietro noi, alcune dozzine, piangenti ed sopraffatti. Il cielo  plumbeo partecipava al nostro lancinante dolore bagnandoci con una pioggia lieve ed intermittente.
Arrivati al primo incrocio incontrammo i carabineros,  arrampicati su un paio di camionette blindate: ci puntavano minacciosi i fucili e ci fotografavano con insistenza.
Ad un tratto smise di piovere e spuntò tra le nubi il sole tiepido.
Ad ogni incrocio,  minutamente ed in silenzio, si univa gente al corteo, che diventò ben presto un fiume inarrestabile di donne ed uomini. Giovani ed anziani di ogni ceto sociale e d'ogni professione.
Ed alle finestre ed ai balconi, timidamente e poi con determinazione e coraggio, si affacciava gente commossa e piangente; occhieggiavano bambini dietro le gonne delle madri, i gerani sfidavano i davanzali,  le foglie degli alberi stillavano lacrime incredule ed iridescenti.
Apparve una bandiera rossa, all'ultimo piano di un palazzo ottocentesco e poi un'altra, ed un'altra ancora, e poi tante bandiere cilene e quelle nere degli anarchici e fazzoletti e sottane colorate ed il vento che quasi per gioco le scompigliava.
Fu uno dietro di me che iniziò per primo, aveva una voce profonda e sommessa, seguito subito da una donna. Compagni avanti il gran partito noi siamo dei lavoratori...E poi cento e mille voci, e poi cantavano tutti quelli del corteo ormai diventato processione e quelli delle finestre e dei balconi; i negozi alzavano le  serrande, chiuse da giorni. C'era chi salutava a pugno chiuso e chi si segnava con la croce.
I militari circondavano il corteo ma non ebbero il coraggio di interromperlo e quella bara sorretta ormai da migliaia di mani avanzava come la prua di una nave a fendere la folla ed i pensieri,  come un pugno all'indifferenza ed al terrore od un foro scavato nel cuore dell'oppressione, come un drappo steso ad asciugare il sangue che imbrattava le strade ed il vino versato dalle botti.
Poi tutto fu buio, morte e distruzione e della tomba di Pablo si perse persino il luogo.
Ma ora che l'oceano di Isla Negra circonda lui e Matilde di candide spume e gabbiani chiassosi e impertinenti, ora che la pietà umana li ha finalmente riuniti,  su quella tomba si sente ancora, confusa nel vento, l'eco di quel canto struggente e coraggioso che lo accompagnò per l'ultima volta tanti anni orsono .

Pablo alzò il capo dal libro che stava sfogliando.
"Ti ho sentito l'altro giorno litigare con Gabriel, e stavo ora rileggendo questa mia biografia"  disse sorridendo.
"Era ancora da rivedere, e mi dispiace di non averne avuto il tempo e che qualcuno l'abbia pubblicata così com'era" soggiunse.
"Voglio però raccontarti qualcosa, qualcosa  che non sai sulla donna di cui parlo nelle pagine iniziali, la donna che quella notte venne a fare l'amore con me, giovane e inesperto,  sotto le stelle, fra i covoni di grano. Non è vero che non la riconobbi e che non seppi mai identificarla tra le tante che in quei giorni affollavano l'aia dell'estancia durante la mietitura. Era una donna sposata e non potevo certamente raccontare  la verità. Ma ora che anche lei è morta da tanti anni posso rivelarti la sua storia..."

martedì 26 luglio 2011

IL PUNTO DI CONTATTO. - 1 - Un Prologo divertente e poco chiarificatore.

Spagnoletto (Jusepe de Ribera)

Ieri Gabriel mi ha convocato nel salone di casa e, con tono perentorio, mi ha comunicato che di fianco a Mario non ci vuole stare. Gli ho chiesto se non aveva mai letto 'a Livella di Totò. Mi ha risposto che, Livella o non Livella, lui,  il grande Gabriel, non intende piu' rimanere gomito a gomito con un reazionario .
Ah, dimenticavo. Io coi libri ci parlo, ed anche coi loro autori. Così gli ho fatto notare che, in fin dei conti, loro due sono entrambi  premi Nobel e che non è colpa mia se Marquez, nella mia libreria - sezione Narrativa sudamericana - viene immediatamente dopo Llosa. Ma Gabriel è vecchio ed è anche un testone. Lui vuole che lo sposti di fianco a Sepulveda, od al massimo vicino a Guimaraes Rosa. Gli andrebbe bene anche Amado, Scorza e persino Borges, ma Llosa proprio no. Mi ha anche detto che  a lui delle mie classificazioni non importa un fico secco.
Dopo una bella mezz'ora di discussioni siamo arrivati ad un compromesso, perchè certo non posso rischiare che se ne vada e mi lasci tra l'altro un buco non indifferente proprio su quello scaffale così in vista, il terzo in alto a sinistra appena entri nel salone. Così Llosa l'ho spostato sotto la V e gli ho messo di fianco Pablo che è sì un poeta e non un romanziere ma che, con la sua autobiografia Confesso che ho vissuto, può tranquillamente convivere con un vecchio ipocondriaco come lui. Ho anche trovato  il punto di contatto tra i due, e dovevo pur trovarlo.
Il punto di contatto sono appunto le loro autobiografie. La cui migliore non è Vivere per raccontarla , e questo  ho dovuto dirglielo perchè era un pezzo che mi stava sul gozzo, ma proprio quella di Pablo.

Dall'alto della sezione Narrativa italiana intanto, Umberto se la rideva di gusto. Lui e la sua vertigine per le liste.Un altro suonato. Si vede che, con l'età, si acuiscono non solo i pregi ma anche i difetti. Non ho mai digerito né BaudolinoL'isola del giorno prima, ma tant'è, i soldi li ho spesi ed io i libri non li butto. Semmai li raccolgo quando gli altri se ne disfano. Persino quelli della Fallaci.
L'ultimo ritrovamento, nel cassonetto della carta che hanno sistemato giu' in cortile, è un Catalogo della Pinacoteca di Brera. Valore cento euro o giu' di lì. Intonso, ancora avvolto nel cellophane. E, da maniaco per l'ordine qual sono, mi sono anche domandato perchè quel somaro che l'aveva buttato non avesse fatto un piccolo sforzo in piu': togliere il cellophane che lo proteggeva e gettarlo nel cassonetto della plastica. 
Nel mentre che perdevo tempo in simili considerazioni mi cade l'occhio su un foglio abbandonato proprio di fianco al Catalogo di Brera.  E su quel foglio individuo, vedi il caso, l'unica frase che poteva interessarmi: ...e la sventurata  rispose. Capitolo X, ovviamente, di un romanzo piuttosto celebre.  Se c'è il foglio ci sarà anche il libro, mi dissi. E difatti c'era. Guarda, mi son detto, se quel somaro di Gabriel mi deve creare tutte 'ste storie, visto che  persino il caso si diverte a creare affinità e punti di contatto. Scrittore milanese uno, museo milanese  l'altro.
In verità, aprendo a casaccio il Catalogo, capitai su  un dipinto che, apparentemente,  di milanese aveva ben poco: un bel San Gerolamo in meditazione che fissa con attenzione il classico  teschio di prammatica  impugnato saldamente con la mano destra. L'autore? Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto. Sala XXIX. Formatosi a Valencia e vissuto a Milano attorno al 1612. Ecco un altro punto di contatto.

Così ho deciso di giocare a  Gabriel  un bello scherzo. Non sia mai che la dò vinta ad un vecchio logorroico, anche se premio Nobel.
Ho lavorato l'intiera  notte mentre tutti, autori compresi, dormivano. Ho rivoluzionato un paio di Sezioni ma ne è valsa la pena.
Ho disfatto la Sezione Narrativa sudamericana ed ho creato la sezione Narrativa ed Artisti di lingua spagnola. Poi ho messo il Catalogo di Brera di fianco a Marquez e mi sono seduto in poltrona ad aspettare il risveglio per vedere l'effetto che gli avrebbe fatto.
"Cos'è sto malloppo che mi hai affiancato", sbotta alle sei di mattina Gabriel, che come tutti i vecchi si alza presto.
"Sezione Narrativa ed Artisti di lingua spagnola" ribatto io serafico.
"E che c'entro io col catalogo di Brera?"  inveisce l'ipocondriaco, dopo aver squadrato con astio e senz'alcuna curiosità il tomo inserito al suo fianco.
"C'entri c'entri...." sghignazzo. Ed aggiungo soddisfatto: "Il diavolo si nasconde nei dettagli, caro...sfoglia il catalogo e ci troverai il punto di contatto".
Intanto Umberto continua a ridacchiare...ma non sa che un giorno o l'altro uno scherzetto lo gioco anche a lui. Facile fare dell'ironia quando ci si riposa, tranquilli e sereni, tra Deledda e Fogazzaro.
Gliel'ho già detto: se mi fai girare le scatole tolgo Fogazzaro e metto Fallaci e poi vedrai se ridi ancora. 

giovedì 14 luglio 2011

EGEO


Ti parlai
l'altra notte
dei gerani
e del vino
che saliva alle botti.
Ma tu sei l'ombra
che combatte la calura
o la luce
trionfante
nella via ombrosa di balconi.
Legno prezioso
nella tua nudità saziata
che sorge dal mare
soggiogato.