domenica 9 febbraio 2020

NESSUN DOLORE

Nel silenzioso bosco di bambù il vecchio procedeva estasiato. I piedi nudi scansavano i piccoli rami che ogni tanto ostruivano il passaggio mentre i suoi sensi erano carezzati dalla musica dell'acqua la cui  presenza  egli  percepiva dolce e solenne.  Il Fiume apparve all'improvviso, tra le foglie smeraldine carezzate dal sole al tramonto. Gorgoglìo sommesso, fruscìo lungo le sponde; una bruma leggera ed evanescente ne sovrastava la corrente lenta e maestosa.
Le rughe del suo volto consunto si distesero, le gambe si piegarono e lentamente si sedette.
È per questo vero che hai vissuto sinora?
Si, per essere qui in questo momento, l'unico che mi è dato. Altro non c'è mai stato, altro non ci sarà.
La grande Madre sembrava ascoltarlo, scorrendo lenta nella foresta, la Madre che tutto nutre e sostiene, quella che non ha  inizio e mai avrà fine.
Nessuna sofferenza più lo feriva, nessun attaccamento, nessuna avversione. Nè felicità, nè tristezza, nè desiderio, nè brama. Nulla offuscava i suoi occhi.
Il giovane daino che poco lontano si abbeverava tranquillo  e che l'aveva osservato a lungo senza timore, sollevò il capo dall'acqua e parve quasi sorpreso nel non vedere più il vecchio.
L'erba su cui poco prima egli era seduto serbava ancora la sua impronta, un poco piegata in avanti, verso la corrente.
Tito galleggiava immobile disteso nell'acqua fresca, le braccia aperte, il viso rivolto al cielo. Una nuvola leggera traversò rapida l'azzurro, smisero gli uccelli il loro canto, sospeso fu ogni respiro ed ogni rumore.
Tito sorrise, chiuse le braccia e si lasciò andare, lentamente attratto dall'insondabile e muta profondità. Un rapido gorgo si chiuse sopra di lui.
L'Assoluto lo accolse, L'Uno che tutto contiene lo cullò nelle sue mani amorevoli, l'eterno ciclo ebbe fine.
L'ultimo uomo, puro nel pensiero e vuoto ormai di ogni peccato,  aveva compiuto il suo sentiero

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