Il tratto peculiare dell'Occidente, ovvero il manicheismo con cui stabilisce sempre cos'è il bene ed il male, chi sono i buoni ed i cattivi, non è altro che l'esercizio di continua violenza sul mondo. L'arroganza di sentirsi portatori di verità assolute sta distruggendo il nostro pianeta e con esso culture millenarie, saperi millenari, filosofie che hanno resistito ad ogni catastrofe tranne che a quella fascinatrice della modernità e della scienza. Io spingo la critica ben oltre accertando che pure noi comunisti, speculari in ciò allo scientismo capitalista, abbiamo voluto sì costruire l'uomo nuovo ma gettando via quanto di buono c'era nell'uomo millenario che l'ha preceduto. Perchè se è pur vero che, come dice Marx nell'incipit del Capitale "La ricchezza delle società, nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico, si presenta come una «immane raccolta di merci»", è altrettanto vero che ci sono state società in cui ciò non era il traino ed il paradigma di vita. Come quella indiana e soprattutto cinese. La rivoluzione cinese, costruendo l'uomo nuovo, ha distrutto e cancellato 4mila anni di storia precedente, e ciò è all'origine della catastrofe della Cina odierna. Ecco, io comunista vado avanti nella critica, costruisco in me livelli più alti di consapevolezza, non rinuncio all'interiorità ed al NOI contrapposto all'IO. Gli esegeti del materialismo monetarista e mercantile che fanno? Propagandano l'esportazione dei nostri modelli occidentali di cosiddetta democrazia. Gli stessi critici qui in Italia ed in Europa del sistema e delle sue storture sono infine FUNZIONALI al sistema che criticano, anzi a ben vedere ne sono il puntello che ne impedisce il crollo anticipato. Questo sistema non è emendabile, questo sistema deve essere abbattuto. Io però non credo più nella violenza, credo nella coscienza collettiva che non può che partire dalla consapevolezza interiore di ciascuno di noi.La scienza si sta spingendo troppo oltre. L'uomo viene privato di ogni senzienza, di ogni spiritualità, di ogni libertà interiore. Più ci si inoltra nell'infinitamente piccolo più si perde il soul, l'anima. Non è un concetto religioso ma profondamente umano, questo sì. La scienza dell'infinitamente grande al contempo ci allontana dalla umanità quotidiana, dall'altruismo, dalla naturale empatia che nutriamo per i nostri simili. Solidarietà e pietà, compassione ed amore scompaiono progressivamente con una scienza che riduce tutto ad un algoritmo. Ebbene, io non sono un algoritmo, non lo sono i milioni di esseri umani che ancora credono che la via sia quella della pace, della fratellanza e dell'amore. Di una scienza che manda l'uomo sulle stelle e perde di vista la sua unicità non so che farmene. La prossima rivoluzione, se mai sarà (ma ci credo però) non potrà che essere quella della conquista della consapevolezza e dell'amore. Del vivere per l'oggi in pace con l'universo e le sue creature, senza un dio in cui credere e qualcuno per cui morire. Il dio sarà in noi ed in ciò che ci circonda. Messaggio messianico? Pensatela come volete, ma per me è così.
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