domenica 31 luglio 2011

IL PUNTO DI CONTATTO - 2 - Capitolo primo. Pablo


Trovai Pablo in biblioteca, seduto in una poltrona vicino alla finestra, dalla quale entrava una luce lieve e quasi irreale che  sottolineava con delicatezza la  sua figura curva e la testa  incanutita dagli anni. Sembrava che  lo vedessi in quel momento per la prima volta: il tempo aveva lavorato pesantemente sul suo aspetto ed è davvero inspiegabile come io avessi invece potuto, per decenni, continuare a guardarlo con gli occhi della fantasia: giovanile ed ancora prestante. Mai avrei  immaginato che si potesse continuare ad invecchiare anche dopo morti.

Vivo non l'avevo invece mai conosciuto, se non da lontano,  ma lo incontrai da morto poco prima che chiudessero la bara ed iniziassero quei dolenti e terribili funerali che si dipanarono per le vie di  Santiago cupa e silenziosa, ormai schiacciata dal terrore degli sgherri di Pinochet.
Era il 23 settembre 1973.
Gli avevano devastato la casa, distrutto  i mobili, sventrato i letti e le poltrone. Non uno dei sui libri era stato lasciato al suo posto, a terra giacevano ammucchiati e bruciacchiati i ricordi di una vita. Le lancette di un  vecchio orologio a pendolo erano state conficcate nel  ritratto di Matilde, in mezzo agli occhi, l'unico che ancora campeggiava, nell'entrata, appeso al muro. Aperte le gabbie degli uccellini multicolori che lui amava, spaccati i vasi di fiori che ornavano i balconi, scempiata la sua scrivania con escrementi ed urina.
Matilde, in un angolo, muta e piegata, assisteva i due uomini che sigillavano il coperchio della bara.
Poi partimmo per le strade in discesa, verso il barrio antico ed il mare.
La bara davanti, portata a spalle dagli amici, e dietro noi, alcune dozzine, piangenti ed sopraffatti. Il cielo  plumbeo partecipava al nostro lancinante dolore bagnandoci con una pioggia lieve ed intermittente.
Arrivati al primo incrocio incontrammo i carabineros,  arrampicati su un paio di camionette blindate: ci puntavano minacciosi i fucili e ci fotografavano con insistenza.
Ad un tratto smise di piovere e spuntò tra le nubi il sole tiepido.
Ad ogni incrocio,  minutamente ed in silenzio, si univa gente al corteo, che diventò ben presto un fiume inarrestabile di donne ed uomini. Giovani ed anziani di ogni ceto sociale e d'ogni professione.
Ed alle finestre ed ai balconi, timidamente e poi con determinazione e coraggio, si affacciava gente commossa e piangente; occhieggiavano bambini dietro le gonne delle madri, i gerani sfidavano i davanzali,  le foglie degli alberi stillavano lacrime incredule ed iridescenti.
Apparve una bandiera rossa, all'ultimo piano di un palazzo ottocentesco e poi un'altra, ed un'altra ancora, e poi tante bandiere cilene e quelle nere degli anarchici e fazzoletti e sottane colorate ed il vento che quasi per gioco le scompigliava.
Fu uno dietro di me che iniziò per primo, aveva una voce profonda e sommessa, seguito subito da una donna. Compagni avanti il gran partito noi siamo dei lavoratori...E poi cento e mille voci, e poi cantavano tutti quelli del corteo ormai diventato processione e quelli delle finestre e dei balconi; i negozi alzavano le  serrande, chiuse da giorni. C'era chi salutava a pugno chiuso e chi si segnava con la croce.
I militari circondavano il corteo ma non ebbero il coraggio di interromperlo e quella bara sorretta ormai da migliaia di mani avanzava come la prua di una nave a fendere la folla ed i pensieri,  come un pugno all'indifferenza ed al terrore od un foro scavato nel cuore dell'oppressione, come un drappo steso ad asciugare il sangue che imbrattava le strade ed il vino versato dalle botti.
Poi tutto fu buio, morte e distruzione e della tomba di Pablo si perse persino il luogo.
Ma ora che l'oceano di Isla Negra circonda lui e Matilde di candide spume e gabbiani chiassosi e impertinenti, ora che la pietà umana li ha finalmente riuniti,  su quella tomba si sente ancora, confusa nel vento, l'eco di quel canto struggente e coraggioso che lo accompagnò per l'ultima volta tanti anni orsono .

Pablo alzò il capo dal libro che stava sfogliando.
"Ti ho sentito l'altro giorno litigare con Gabriel, e stavo ora rileggendo questa mia biografia"  disse sorridendo.
"Era ancora da rivedere, e mi dispiace di non averne avuto il tempo e che qualcuno l'abbia pubblicata così com'era" soggiunse.
"Voglio però raccontarti qualcosa, qualcosa  che non sai sulla donna di cui parlo nelle pagine iniziali, la donna che quella notte venne a fare l'amore con me, giovane e inesperto,  sotto le stelle, fra i covoni di grano. Non è vero che non la riconobbi e che non seppi mai identificarla tra le tante che in quei giorni affollavano l'aia dell'estancia durante la mietitura. Era una donna sposata e non potevo certamente raccontare  la verità. Ma ora che anche lei è morta da tanti anni posso rivelarti la sua storia..."

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