"Si chiamava Beatriz Serrano ed aveva allora 38 anni. Era nata a Valencia, in Spagna, da padre e madre spagnoli e laggiu' era vissuta sino ai venticinque anni. Il padre, Moises, era un antiquario molto conosciuto in città che aveva ereditato dal nonno materno la passione per le cose antiche e la bottega, situata in Calle del Convento de la Puridad, a ridosso del real monastero di clausura delle Clarisse francescane. Un uomo benestante, il cui cruccio era l'aver avuto un'unica figlia, che aveva chiamato come sua madre. Sua moglie, Almundina Sanz, non se n'era invece mai lagnata ed in cuor suo ringraziava il Padreterno di non averle dato altri figli. La loro esistenza trascorreva serena e senza scosse e s'erano potuti permettere di mandare la figlia, non appena compiuti i dodici anni, al collegio femminile delle Religiosas Esclavas de Maria Immaculada, quello che durante la guerra civile rischiò di essere incendiato dagli anarchici ma che naturalmente ebbe grande diffusione e successo durante il franchismo. La sua fondatrice, Juana Maria Condesa Lluch, è stata beatificata, se non sbaglio nel 2003, dal vostro papa Woityla. M'han detto che quel soggetto è andato nel 1987 a Santiago a benedire la Moneda ed è apparso al balcone col bandito Pinochet."
"Sì che è vero" ribattei io "Il viaggio fu organizzato dall'allora nunzio apostolico in Cile, Sodano, ora segretario di Stato vaticano. Lo stesso che, nel 1993, si adoperò per inviare al dittatore cileno i fervidi auguri papali per il suo cinquantesimo anniversario delle nozze. Dovrei persino avere da qualche parte copia di quelle missive, apparse sui quotidiani cileni di allora".
Detto ciò mi arrampicai sulla scala di legno appoggiata alla biblioteca ed in pochi minuti venni in possesso di una copia del quotidiano El Mercurio nella quale il vanitoso Pinochet rendeva noto il testo delle missive Vaticane.
"Ecco qua", dissi piuttosto orgoglioso.
"«Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine», scrive senza alcun imbarazzo il Papa, «con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. Firmato: Giovanni Paolo II.»
Ma ciò è poco in confronto a quel che scrive calorosamente il cardinal Sodano. Il cardinale scrive di aver ricevuto dal pontefice «il compito di far pervenire a Sua Eccellenza e alla sua distinta sposa l'autografo pontificio qui accluso, come espressione di particolare benevolenza». Aggiunge: «Sua Santità conserva il commosso ricordo del suo incontro con i membri della sua famiglia in occasione della sua straordinaria visita pastorale in Cile». E conclude, riaffermando al signor Generale, «l'espressione della mia più alta e distinta considerazione»"
Pablo mi guardò esterrefatto e sbottò amaramente "Meno male che sono morto prima e non l'ho visto....Ma non divaghiamo, che la storia è lunga. Recriminare, almeno per me ormai, non serve piu' a nulla".
"Stavo dicendo, dunque, di Beatriz e del suo ingresso al collegio delle monache. Beatriz era, all'apparenza, una ragazza docile e sottomessa e si sottopose di buon grado, almeno all'inizio, alla disciplina conventuale della scuola religiosa. Ma dopo pochi mesi iniziarono i suoi attriti con le monache. Inizialmente causati dal suo poco interesse per alcune delle materie insegnate: economia domestica e cucina, ad esempio e successivamente da una sua certa tendenza alla divagazione ed alla fantasia, difetto terribile, quest'ultimo, in una giovane dell'epoca, almeno secondo le monache. Una ragazza, pensavano ed insegnavano, deve avere la dote dell'umiltà e della sottomissione e deve saper stare al proprio posto. Il suo regno sarà la casa. La fantasia suggerisce cattivi pensieri e non deve trovare alcun posto nel suoruolo di futura sposa e di madre.
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