lunedì 23 maggio 2011

Gaia


Il nibbio risale la termica in lente volute. Non batte un colpo d'ala, si lascia trasportare dal calore e pare, visto attraverso il binocolo, assorto o persino addormentato. Ed invece controlla attentamente il territorio, al limitare tra il prato ed il bosco.Non è un gran predatore, il nibbio. Potremmo dire che è l'anello di congiunzione tra gli avvoltoi ed i rapaci: difatti si nutre più facilmente di piccoli animali morti che di prede vive. E questa è anche la sua debolezza, che spesso lo perde e lo mette in pericolo di vita. Perchè, nutrendosi di carogne e servendosi spesso delle discariche, a volte incappa in esche avvelenate, disseminate da qualche idiota per liberarsi degli animali cosiddetti nocivi: volpi principalmente, oppure faine, donnole, cani randagi.
Il nibbio che ci hanno portato il mese scorso era palesemente avvelenato. Aveva una bava nerastra che gli usciva dal becco, gli occhi ormai bianchi strabuzzati all'indietro, un'espressione quasi di meraviglia e di sorpresa. Bello, nel suo piumaggio sgargiante nero e marrone, affascinante nella sua stazza e nella sua potenza, manifestata dalle zampe solide e dagli artigli acuminati. Era scosso da tremiti e da violente convulsioni; ogni tanto provava a spalancare le ali imponenti, ma senza successo. Poi, all'improvviso, s'è irrigidito, ha lanciato un flebile chiiuu ed è rimasto immobile.
Che destino atroce.
I nibbi non sono uccelli stanziali, ma migratori. Il nostro esemplare era da poco arrivato dal lungo viaggio che compie due volte all'anno. In autunno si raduna in piccoli stormi assieme ai suoi simili ed un certo giorno, rispondendo all'istinto e ad un ordine imperioso, prende la via del sud, valicando le Alpi a grande altezza. Di giorno si fa guidare dai corsi d'acqua o dalle catene montuose seguendo una mappa impressa nel suo cervello da migliaia di generazioni. Di notte, se gli capita di volare, si fa guidare dalle stelle, come tutti gli altri migratori o seguendo il magnetismo terrestre che regola così profondamente la vita di tutti gli esseri viventi.
Ebbene, il nostro nibbio aveva appena terminato la migrazione primaverile che l'aveva riportato a ritroso dal Sahel, luogo della nidificazione invernale, attraverso la penisola iberica sino ai nostri boschi. Cinquemila chilometri per venire a morire avvelenato, qui,  in un giorno di tiepido sole primaverile.

Spesso mi domando che diritto abbiamo di violentare così brutalmente la natura e le sue leggi.
Dicono che ci sono animali nocivi e pericolosi: ma pericolosi e nocivi per chi? Sulla Terra l'unica specie nociva, inutile e pericolosa è quella umana. Tutto il resto vive e muore secondo  le eterne leggi della Natura, il vero unico dio che muove da miliardi di anni, con un motore sincrono e perfetto, il pianeta e l'universo.
Noi uomini vogliamo umanizzare la natura e gli animali. Ma essi non rispondono ad alcun criterio se non a quello della riproduzione della specie e della sopravvivenza.  Gli animali non sono nè pericolosi nè crudeli nè assassini. E nemmeno cattivi. Il predatore cattura la preda più debole e più indifesa, la più piccola e la plù facile, perchè se è vero che devono vivere i piccoli di cervo e di cinghiale è altrettranto vero che devono vivere anche i piccoli di lupo. Solo l'uomo, che è l'unico essere sul pianeta ad avere coscienza di sè e del suo esistere,  risponde a leggi ed imperativi morali.
La Natura non è morale od immorale: è giusta. Ha ragione quel passo del Vangelo che dice che c'è più sapienza in un chicco di riso che in tutte le biblioteche del mondo.
Qual è il mistero che consente da dozzine di milioni d'anni il volo degli uccelli? E quale il meccanismo perfetto che impedisce alla Luna di cadere sulla Terra? Eppure esse ruotano l'una attorno all'altra  con una precisione cronometrica, e tutt'e due attorno al Sole, ed il sistema solare si muove nella Galassia, ed essa avanza solenne verso un punto imperscrutabile dell'Universo, all'infinito. Non si tratta solo di leggi fisiche, c'è una meraviglia, uno stupore, una profondità che noi non siamo in grado di comprendere se non per approssimazione.
Chi siamo noi per mettere in dubbio o per contrastare queste leggi?
La superbia perderà la specie umana. Il peccato di superbia è il più grave ed imperdonabile in cui possiamo incorrere, perchè ci mette contro il tempo e la natura.

Intanto su nel cielo il nostro nibbio, quello vivo, ha visto qualcosa: si ferma in volo, richiude le ali e si getta con una fulminea picchiata verso il suolo, sulla sua preda: un topo o magari un'arvicola. Incosciente del mondo e dell'universo eppure insostituibile nell'immensa ruota della vita.            

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